Come tutti, Francesco si trovò agli arresti domiciliari per evitare il contagio del Corona-virus e devo dire che non la prese tanto bene, lui che in casa ce lo dovevi tenere giusto agli arresti, ma comunque come tutti si adeguò.
Una delle poche possibilità per mettere il becco fuori dal nido era quella di poter fare la spesa, e un mattino decise di andare, uno perché il frigo era vuoto, anzi totalmente vuoto, e due per prendere un po’ d’aria.
Francesco era un tantino ipocondriaco e questo non era un dettaglio da poco quindi decise di fare sul serio; si vestì di tutto punto, ma quando fu il momento d’indossare la mascherina d’ordinanza constatò con terrore che ne era sprovvisto. Decise di rimediare e devo dire in maniera maldestra: scalda collo, anzi due, una maschera da sub, guanti monouso con sotto un paio di guanti da saldatore, cappotto lungo con sotto una mantella a tenuta impermeabile da scooter, stivali, e mezzo litro di gel disinfettante.
Uscito di casa incontrò il primo problema: la sua abitazione è nei vicoli e nel primo tratto fece uno slalom (speciale, per gli intenditori) fra la gente calcolando il tempo d’incontro per così rispettare la distanza di sicurezza; dopo 5 minuti era già in un bagno di sudore e stressatissimo.
Poco più avanti la strada si allargava e lì erano i primi negozi; decise di iniziare dalla farmacia, entrò e fu subito cacciato perché la maschera da sub era appannata e non aveva letto le regole di turnazione, cioè non più di tre alla volta. Quando fu il suo turno tiro fuori una lista di farmaci da fare invidia a una spedizione in una zona malarica: 20 siringhe, 10 confezioni di cerotti di tutti i tipi, 20 scatole di tachipirina 1000, un litro di sciroppo per la tosse; chiese anche le mascherine e non volle sentir ragione quando gli dissero che non ne avevano e iniziò una lite furibonda, placata da una guardia giurata che era nei paraggi.
Comprò altre cose inutili come cerotti e garze ma che però lo rassicuravano.
Uscì e si mise in coda per il supermercato, aspetto un quarto di ora poi si rese conto che la coda era quella del tabacchino. Beccò quella giusta e dopo un’ora abbondante fu il suo turno, riempì il carrello con le cose più assurde, non ultime lucido da scarpe (mai lucidate), una vecchia confezione di brillantina (Francesco è pelato), due mocio vileda con relativo secchio (a casa ne aveva già due), due grosse candele (non si sa mai) e un sacco di croccantini per cani (non ha animali); tutto della serie non si sa mai… e per finire una bottiglia di grappa che una certa pertinenza poteva averla, dicono che ammazza i microbi.
Alla cassa la sua spesa oltre che ingombrante era costosissima, duecento euro; con una miriade di sacchetti si avviò verso l’edicola e prese tutti i quotidiani, sportivi e no, e un sacco di riviste tra cui l’uncinetto vicino al camino, di improbabile utilizzo.
Si mise in marcia verso casa e sembrava uno sherpa con meta la cima dell’Everest; a metà strada incontrò una pattuglia della comunale e gli chiesero dove abitava, e porca paletta aveva dimenticato i documenti. Dopo un’estenuante trattativa fu rilasciato e pagò la libertà con i mocio vileda e 5 confezioni di tachipirina.
Entrò in casa distrutto e impiegò mezza mattinata per sistemare tutta la roba che aveva comprato e decise che la spesa la prossima volta se la faceva fare dalla protezione civile.
Francesco Pulcini

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