venerdì 1 maggio 2020

Caro diario,
questa provvisoria comparsa di animali selvatici in luoghi altamente urbanizzati, come la medusa nella laguna veneta,  mi suggerisce alcune considerazioni.
Eccole.

Si parla sempre di umani che "invadono" luoghi da cui dovrebbero essere esclusi, ad esempio il bosco, come se la vita dell'uomo dovesse per qualche ragione essere confinata nel tessuto urbano; e sembra che già l’andare per funghi sia una violazione territoriale.

Certamente l’uomo si è ritagliato una nicchia, ovvero città e paesi, nicchia attrezzata appositamente mediante sovrastrutture tecnologiche, dalla casa alle fognature alla rete elettrica e quella viaria, e così via.

L’animale selvatico ne sta solitamente fuori solo e soltanto se è un ambiente che non gli si addice, salvo sporadiche incursioni sicuramente casuali o determinate dall’avvistamento di cibo; pensiamo a cinghiali e volpi ad esempio.
Ma se l’ambiente urbano gli è congeniale non si fa alcun problema ad occuparlo. Pensiamo a zanzare, scarafaggi, mosche, lombrichi, formiche, ratti… ma che dire poi di batteri e virus? Eh già… anch’essi sono animali eh? O vediamo solo i cerbiatti e l’orsa Daniza?

Molte specie non solo invadono le nostre città ma anche il nostro stesso corpo.
E lo fanno da sempre eh, non solo da quando noi umani siamo diventati tanti e tecnologici.
Anzi, un viaggio indietro nel tempo, tipo antico Egitto, antica Roma, ci farebbe immediatamente comprendere quanto più numerose erano le specie animali che “invadevano” la nicchia umana.
Ma anche noi umani stiamo invadendo…. Dirai tu. Sì sì certo, volevo solo sottolineare che si tratta di un fenomeno bidirezionale e non unidirezionale come sento sempre dire in ambito di quella pseudocultura verde che vede solo la punta dell’iceberg.

Ma allora, vogliamo dire che è giusto che noi invadiamo il bosco e distruggiamo il formicaio, e peggio desertifichiamo le foreste per coltivarci il mais e sventriamo montagne per costruire tunnel,  così come ad esempio il virus invade i nostri corpi?
Ebbene è chiaro che non è così. Perlomeno dovrebbe essere chiaro a tutti.

E’ un po’ come nella boxe: non si fa un incontro tra un peso piuma e un peso massimo.
Noi umani siamo la specie dotata di una intelligenza estremamente maggiore rispetto alle altre specie. Ma non sempre facciamo cose intelligenti. Abbiamo una Ferrari ma a volte procediamo a piedi.

Sappiamo benissimo che nella creazione della nostra nicchia vitale “ci conviene” (sì appunto, ci conviene!) rispettare il più possibile l’ecosistema, perché sappiamo anche che ogni ecosistema ha un suo equilibrio.
Sappiamo anche che la natura tende a riequilibrare gli ecosistemi disequilibrati. E tutta la nostra tecnologia può aiutarci, e anche molto, solo se procede in direzione di tale equilibrio.
Però facciamo finta di non saperlo.

Allora io spero che questa bellissima immagine della medusa nel Canal Grande diventi una specie di bandiera; la bandiera del Mondo, quel grande immenso Paese dove abitiamo tutti, piante e animali, noi compresi, insieme, intrecciati gli uni agli altri e interdipendenti.

E spero che questa bandiera ci ispiri ad un uso più ragionevole della natura e della tecnica.  
Magari un po’ meno vaporetti e un po’ più gondole? 
Un po’ meno viaggi alle Seychelles e un po’ più picnic nei prati? 
Un po’ meno apericene e un po’ più spaghettate a casa con gli amici? 
Un po’ meno allevamento di bovini e un ritorno al pesce azzurro? 
Un po’ meno cani negli appartamenti in città e un po’ più di camminate nel bosco per osservare i cerbiatti nel loro ambiente naturale? 
Magari giocare a golf o andare a cavallo o in bicicletta invece che fare il giro a piedi del centro commerciale? 
E riscoprire il teatro, il cinema, la biblioteca, la visita alle mostre, la maratona cittadina, e insomma tutti quegli svaghi che ci consentono di lasciare a casa l’automobile?

Insomma la ricetta sarebbe non sprecare. Non sprecare tempo lavoro denaro suolo acqua energia e materie prime per produrre troppi beni di consumo, solitamente inutili, e riconvertire l’economia alla produzione di servizi che aumentino la nostra cultura e il nostro benessere. Quella sarebbe una economia più “sostenibile”.

Lucia Vignolo


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