lunedì 30 marzo 2020

Caro diario, 
forse dovrei dire caro anti diario, poiché mai come adesso sento la non necessità di scrivere un diario. 
Le necessità sono altre.

È strano, sono un tipo contemplativo, potrei passare le mie giornata in meditazione. 
Credevo che questa domiciliazione forzata avrebbe aumentato il tempo dedicato alla meditazione, invece no.
Un santo è venuto in mio aiuto. 

Tranquilli, niente apparizioni, l'isolamento non mi ha condotto a tal punto.   L'aiuto è venuto tramite un libro: I sermoni di Antonio da Padova, santo e dottore della Chiesa. 
Si, l'isolamento conduce anche a tali letture. Lui dice, che Dio, in tempi di bisogno, sradica i contemplativi e li getta nel mondo dell'azione. 

Trovo bellissimo il verbo "sradicare". Credo che ciò sia vero. Mi sento sradicato dalle mie meditazioni: ho voglia di agire, costruire, progettare per la rinascita. Ho trovato però pochi consensi. Molti contatti, tante lamentele, la voglia di vedere tutto dal proprio ego e roba simile. 

Ho voglia di fare, pur se gli acciacchi alla schiena rendono gravose anche le incombenze domestiche più semplici. Faccio quel che posso, scrivo, studio, progetto per la rinascita, dò sessioni di sostegno filosofico gratuito... ma non si sfama il mio sradicamento. 
Spero di trovare sostegno per le prossime azioni. 


Straf.
Caro diario,
quanti pensieri strani mi attraversano, e come ogni particolare si stacca nettamente dallo sfondo e si pone alla mia attenzione, al mio giudizio, costringendomi a valutare ciò che prima lasciavo scorrere nell’indifferenza…

Per esempio la Patria. L’Italia. La bella Italia. La retorica del Bel Paese. La lagna dei disfattisti che ne vedono sempre e solo i problemi. Il fanatismo degli esaltati che l’Italia è al di sopra di ogni altra nazione.

Ma quando si è in pericolo il bambino cerca la mamma, e nell’adulto il bambino affiora e cerca la Patria.  Bandiere alle finestre, inno d’italia nei flashmob, cartoline web con i tesori dello stivale.  Un senso di appartenenza ci pervade “da Trieste in giù” come cantava la Carrà dagli schermi nazionalpopolari di Canzonissima.

Abbiamo bisogno più che mai di sentirci uniti, appartenenti al gruppo. Abbiamo bisogno di una identità comune che ci faccia sentire famiglia, tutti fratelli sotto l’ombrello di mamma Patria. L’Italia.
E’ normale, ed è anche giusto. Il senso di appartenenza è un potente mezzo per risvegliare la solidarietà, e la solidarietà è fondamentale quando una comunità è in pericolo.
Mamma Europa si è dimostrata matrigna, e ogni popolo l’ha disconosciuta rifugiandosi tra le patrie gonnelle.

Io stessa mi sento da sempre molto “italiana” anche se “cittadina del modo”. Intendo dire che per la profonda adattabilità che mi contraddistingue penso che sarei felice di vivere anche in Groenlandia, e la troverei certamente bella, pur sentendomi però profondamente italiana. Un’italiana in Groenlandia. Magari ci scriverò un racconto. 

E tuttavia mi infastidiscono un po’ tutte queste celebrazioni patrie che impazzano ora sui social.
Ma…
Ma vorrei proporvene una.
E’ un video datato 2017, e nel video c’è un italiano intelligente, Oscar Farinetti, quello che aveva capito che stavamo mangiando troppo in fretta e ci ha suggerito di rallentare un po’ che magari avremmo riassaporato il cibo e anche qualcos’altro.

Oscar ci racconta qui la nostra storia, che è anche la nostra ricchezza.  Ogni uomo si deve guardare indietro per capire come andare avanti, ci dice Oscar citando Tonino Guerra.
Dobbiamo studiare la nostra storia, non solo la storia delle guerre e delle dominazioni che si sono succedute nello Stivale, ma la storia della scienza, delle scoperte, del cibo, dell’agricoltura, delle abitazioni, delle scuole, della musica e della pittura. Dobbiamo comprendere come i nostri avi hanno vissuto su questa penisola, fin da quando, cavernicoli ancora, hanno incontrato i Neanderthal scesi dalle foreste dell’attuale Francia e Germania, probabilmente unico incontro sul pianeta di due diverse specie di ominidi: il Neanderthal e il Sapiens sapiens.

E siccome dopo il Covid qualcosa dovremmo ricominciare (o almeno sarebbe opportuno che ricominciassimo),  noi italiani potremmo ricominciare da tutto questo, da questa nostra ricchezza, da questa biodiversità totale di cui ci parla Oscar, ma non per gloriarcene e rimirarla e sperare che sia oggetto di invidia. 
No. Dobbiamo partire da lì per riedificare un popolo, una Patria, che sia una cellula di un corpo più grande che si chiama Pianeta Terra.

Guardate il video, vi prego, e poi rileggete queste ultime righe… e poi insieme pensiamoci, al nostro futuro. Ecco, vi invito ad un flash mob: oggi tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggere questo post e guardare il video, tutti insieme, pensiamo al nostro futuro di Italiani e di Terresti. Di Europei non sappiamo ancora.
Ecco il link per il video: https://www.youtube.com/watch?v=X1U6L27KDp8


Lucia Vignolo



sabato 28 marzo 2020

Caro Diario,
Oggi, quando mi sono svegliata all’alba delle quattro e qualcosa, emergendo da un sonno non del tutto tranquillo, ho deciso di scriverti. 
Ho deciso che ti scriverò forse tutti i giorni se non ti dispiace, perché ho bisogno di un favore grande: vorrei che tu tenessi memoria di quel che accade in questi giorni distopici, quasi pazzeschi.

Ma perché, il mondo ha bisogno proprio delle tue memorie, dirai tu…
Forse no. O forse sì. Forse il mondo ha bisogno della memoria di tutti noi. E ciascuno di noi ha bisogno di memorizzare ciò che accade, ovvero di incasellare questi eventi straordinari (e dai diciamolo che ora ci sta: epocali!) classificandoli secondo diversi criteri e ordini di importanza.

Gli “arresti domiciliari” lì per lì mi hanno stranita: io che amo la solitudine, io che amo stare a casa, io che amo i miei spazi, e i silenzi, e il tempo dilatato… io proprio io ne son o rimasta tramortita.

Non riesco a dare ordine alla mia giornata.  Girello nei miei sessanta metri quadri senza decidermi a intraprendere una qualche azione che non sia rigovernare o cucinare, e seguire i notiziari come per accertarmi che ciò che accade davvero accade.

Potrei leggere Guerra e Pace, o anche qualche romanzo più leggero.  Potrei fare yoga, ascoltare musica, imparare a dipingere con un corso on line, studiare il francese (o magari è meglio il cinese?), rivedere vecchi film, organizzare qualche tè del pomeriggio via skype con gli amici per scambiarci opinioni e farci compagnia.

Invece sto appiccicata al video, a cercare di capire cosa succederà domani.
Già, quello è ciò che mi immobilizza. Cosa accadrà domani? Come sarà il futuro? E più ancora: come vorrei che fosse?

Non è un pensiero inutile, perché il domani sarà anche come ognuno di noi vorrà che sia.
Ognuno di noi sarà in piccola parte responsabile del cambiamento. Ognuno di noi dovrà chiedere ai governi non solo il pane ma un nuovo assetto sociale. C’è qualcosa che non ha funzionato qui in Occidente, ce n’eravamo accorti già da un po’ ma adesso ne abbiamo la prova tangibile.

Ma cosa dobbiamo chiedere per cambiare? Sappiamo davvero cosa vogliamo?
Ecco caro Diario, aiutami a mettere ordine nelle mie idee, a dipanare i sogni e le speranze per il futuro. Aiutami a capire.

Magari ti condividerò con i miei amici sui social, sperando che se ti leggeranno non metteranno solo un like, che per carità è gradito, ma scriveranno un loro pensiero sotto nei commenti, magari un pensiero diverso dal mio, perché è proprio di confrontarci che abbiamo bisogno.

Credo che ci aspetteranno molti giorni a venire di solitudine. Giorni che potremo riempire con la caciara mediatica che ci insegue, o con un po’ di silenzio. 
E dentro questo silenzio magari potremmo far uscire la nostra vera voce, magari sommessa, umile, ma autentica. Non politically correct.  
Una voce magari sfumata di un po’ di ironia, ma non appesantita da quel becero sarcasmo di chi vede (e mostra) solo il male attorno a sé per ergersi sopra cotanta feccia a guisa di ultimo illuminato.  Non se ne può più codesti profeti del nulla. 

Magari potremmo ascoltarci l’un l’altro con più attenzione, facendo crollare i pregiudizi, distaccandoci dai preconcetti, aprendoci a nuove ipotesi.

Ci sono due frasi terribilmente retoriche che ci inseguono in questi giorni: “Nessuno si salva da solo” e “Nulla sarà più come prima”. 
E’ fastidioso. Ma temo che sarà proprio così.

Lucia Vignolo

SE LO CONOSCI LO EVITI

Caro diario,  ovunque si va sembra di entrare in fortezze pronte a sostenere attacchi con lanciagranate. Bisogna fare percorsi obbl...