Caro diario,
ormai la teoria di Mezzacapa è diventata realtà con tutto il gioco che ne consegue.
Ma che teoria è ti starai domandando?
È quella enunciata in un classico della storia della cinematografia italiana noto a tutti: "Totò, Peppino e la malafemmina".
La scena è nota: Totò, Peppino e famiglia sbarcano a Milano vestiti come cosacchi, Peppino si lamenta del caldo e Totò lo rimprovera dicendo che Mezzacapa (Il milanese) ha detto che a Milano fa freddo perché c'è la nebbia.
Peppino protesta dicendo di non vederla questa nebbia.
Totò rincara la dose dandogli dell'ignorante, con la nebbia non si vede, "la nebbia c'è ma non si vede".
Ma tutto ciò cosa ha a che fare con il Covid-19, dirai tu? Semplice: il teorema della nebbia è stato applicato al virus.
I dati, non si sa quali nè da chi analizzati, dicono che i positivi asintomatici siano numerosi come le legioni infernali, pronti a scatenare il contagio al segnale di Belzebù.
Quindi il virus c'è, ma non si vede, i sintomi sono celati come tanti Alien negli ignari ospiti.
Il terrore e gettato: l'untore può essere chiunque.
Conseguenze pronte e paradossali: la segregazione con pannelli nei luoghi pubblici; anche la compagna, il familiare, l'amico, in pubblico sarà distanziato e isolato.
La logica vorrebbe che per evitare il contagio si preferisca luogo di poco assembramento; invece no. Perché costoro non potranno permettersi il distanziamento.
Il futuro è chiaro.
I luoghi pubblici saranno solo quelli enormi con protezioni ed ampi spazi che solo le grandi catene potranno permettersi.
E i piccoli? Dovranno chiudere, ma non prima di aver provato ad aprire eroicamente, essersi indebitati, e quindi essere costretti a vendere la propria attività per un piatto di lenticchie con la speranza di essere poi assunti da una grande catena per un piatto di ceci.
Qualsiasi obiezione verrà meno perché il morbo c'è ma non si vede.
Straf.

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