lunedì 20 aprile 2020

Caro diario,
lo sai che il mio è un diario minimo (spero che non mi senta la buonanima di Umberto Eco, potrebbe rivoltarsi…). 
Minimo nel senso che trattasi di pensierini, suscitati da fatti quasi trascurabili, da gossip della pandemia si potrebbe dire.

Oggi per esempio ho ricevuto alcune volte su wapp e su messanger il video di cui compare il link.
Nel caso non si vedesse, dico in poche parole di cose si tratta.

Un farmacista (così si presume e  così titola il video) confronta alcuni tipi di mascherine che lui vende nel suo esercizio, con le mascherine inviate dalla regione Veneto. 
L’esperimento che utilizza è il seguente: indossa una mascherina e poi tenta, soffiando, di spegnere una fiammella.
Risultato dell’esperimento: tutte le mascherine impediscono lo spegnimento della fiamma, tranne quelle della regione Veneto.
Conclusioni tratte dal farmacista o sedicente tale: le mascherine della regione Veneto non servono a niente.

Non sorge nel farmacista il dubbio che non sia così.
A me invece sorge un altro dubbio: ma se il tipo è un farmacista, e come è noto per laurearsi in farmacia occorre sostenere esami di chimica e di fisica, come avrà fatto a laurearsi?
E ancora: ammesso che non sia laureato ma che abbia frequentato le scuole dell’obbligo, magari anche soltanto le scuole medie, com’è che non ha nemmeno aperto il libro di scienze?
E non avrà nemmeno mai visto un documentario?

Io ero convinta che la composizione dell’aria che respiriamo (azoto circa 78%, ossigeno circa 21%, il restante 2% altri gas di cui il principale è l’Argon e non la CO2), fosse ormai patrimonio dell’umanità.

Ed ero anche convinta che tutti sapessero che l’ossigeno e l’azoto sono semplicissime molecole biatomiche, quindi molto molto piccole a confronto ad esempio con una proteina, che è formata da moltissime molecole complesse come gli aminoacidi.

E, data per scontata questa conoscenza quasi universale, credevo che non fosse difficile comprendere che un virus, formato, come ci hanno fatto vedere in TV, da un filamento di RNA ricoperto da un guscio di lipoproteine (proteine legate a lipidi), è infinitamente più grande dell’ossigeno e dell’azoto.

Da ciò si dovrebbe evincere che un tessuto sufficientemente poroso da far passare ossigeno e azoto non necessariamente lascia passare un virus.
Anzi a me viene da pensare che una mascherina che lasci passare agevolmente l’aria sia da preferire a quella che invece lo impedisce parzialmente. Dovendola tenere addosso per parecchie ore di seguito è meglio che la respirazione sia agevolata.

Per questo altri tipi di mascherine presentano una o due valvole che non sono messe lì per fare tanto “film di fantascienza” come ipotizzato da altra persona, intelligente e colta come il farmacista,  che criticava una tipa in coda al supermercato che ne indossava una, e pure compatendola perché “non sa la poverina che i virus si accumulano negli anfratti”. Tali valvole sono appunto dotate di appositi filtri i cui micropori impediscono il passaggio dei virus.

Delle due l’una: o la libertà di espressione, o lo sdoganamento dell’imbecillità.

Lucia Vignolo


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