tu che mi conosci bene sai che non sono una complottista.
Sono convinta che le cose accadano seguendo le leggi del Caso e del Caos.
Ma sappiamo tutti che ciò che accade è sempre oggetto di manipolazione di chi ha interesse a girarsi le cose a suo vantaggio.
I “furbi” (chiamiamoli così) riescono sempre a cavalcare l’onda che sommergerà i più deboli e i più sprovveduti, e porterà l’acqua alla gola di chi, per quanto non sprovveduto, non abbia i mezzi per salvarsi.
I “furbi” (chiamiamoli così) riescono sempre a cavalcare l’onda che sommergerà i più deboli e i più sprovveduti, e porterà l’acqua alla gola di chi, per quanto non sprovveduto, non abbia i mezzi per salvarsi.
Leggevo oggi una intervista a Francesco Benozzo, intellettuale in odore di Premio Nobel, il quale esprime le sue riserve sulla gestione di questa pandemia, e persino sull’attribuzione della dignità di pandemia a questo contagio.
Inutile dire che il Prof. Benozzo si esprime grazie a canali indipendenti, essendo evidentemente troppo “eversivo” per il mainstream…
Nella sua intervista il professore ricorda il decalogo individuato da Noam Chomsky per descrivere i metodi di manipolazione delle masse, e li adatta alla situazione attuale.
- strategia della distrazione;
- creare problemi e poi offrire le soluzioni (sono già tutti in fremente attesa del fantomatico vaccino);
- strategia della gradualità crescente e dell’impennata (le limitazioni graduali e poi sempre più stringenti);
- strategia del differire (presentando una soluzione come “dolorosa e inevitabile”);
- usare l’aspetto emotivo più che l’argomentazione (immagini apocalittiche, bollettini di guerra);
- mantenere gli interlocutori nell’ignoranza e nella mediocrità (il virologo non si può mettere in discussione, noi non siamo in grado);
- stimolare i cittadini ad essere compiacenti con la mediocrità (flash mob e altre manifestazioni di massa);
- Rivolgersi ai cittadini come a dei bambini (le parole del Governatore della Lombardia: “Se non lo capite con le buone domani ve lo faremo capire con le cattive”);
- insinuare il senso di colpa (siamo tutti potenziali contaminatori e untori, siamo tutti colpevoli, siamo messi gli uni contro gli altri per via di questa vergognosa colpevolizzazione);
- conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano.
Direi che non c’è niente da aggiungere, solo da riflettere. Siamo in trappola.
Lucia Vignolo

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