Caro diario,
vedi che non ti scrivo più da tempo.
Le parole mi risuonano nella testa, perdute in un vuoto di significato.
Fuori dalla mia testa invece le parole si accalcano, si spingono l’una con l’altra per trovare ciascuna una posizione privilegiata onde poter avere quella giusta visibilità che credono di meritare.
Del resto, trattisi delle parole degli “esperti”… scienziati o presunti tali, politici, giornalisti, opinionisti, tuttologi.
Nientologi più spesso.
Corrado Augias intervistato da Floris, ad esempio. Banalità ascoltate da altri e ripetute con garbata grazia mainstream. Contenuto informazionale uguale a zero. Leccaculismo di regime uguale a cento. Magari ci sentiamo rassicurati.
Fuori dalla mia testa le parole impazzano, cercano disperatamente di entrare nelle mie orecchie. Si affacciano dagli schermi televisivi, dallo smartphone, dalla radio, dai podcast, e soprattutto dai social, specialmente da facebook la cui facilità d’uso consente la farneticazione di chiunque “non legga, non capisca, ma commenti” come dice la famosa vignetta delle tre scimmiette che una volta non vedevano non sentivano e non parlavano e ora si sono adeguate alla sottocultura imperante promossa e propagandata da tutti i governi che si sono succeduti.
Fuori dalla mia testa le parole si assembrano, senza incorrere nelle multe previste, e spesso miseramente annegano quando i fatti le smascherano.
E’ bastato qualche primo dato statistico per far vacillare le fondamenta del lockdown, delle mascherine, dei divieti imbecilli, e di tutti quei provvedimenti che la voce inascoltata della scienza, quella non acquistata a gettoni di presenza, aveva indicati come assolutamente privi di alcuna evidenza scientifica.
Prendiamo la questione spiagge, ora attualissima. Ecco un luminoso esempio di surrealismo. La probabilità di contagio virale in spiaggia è vicino allo zero anche da vicino, a meno che non ci si starnutisca in faccia.
In spiaggia infatti potranno esserci i portatori sani, non certo coloro che hanno la polmonite e la febbre, che si presume si trovino altrove. I portatori sani difficilmente starnutiscono o tossiscono, e diffonderanno dunque il virus solamente attraverso le famose microgoccioline che escono dalla nostra bocca quando parliamo.
In quelle goccioline la carica virale sarà presumibilmente piuttosto bassa… diversamente l’individuo sarebbe ammalato. Se è sano è perché il suo sistema immunitario sta creando anticorpi che appunto abbassano e poi annientano la carica virale.
Sarebbe dunque sufficiente avere l’accortezza di non avvicinarci troppo gli uni agli altri specie quando stiamo parlando, accorgimento che dovrebbe essere adottato non solo in spiaggia, e non solo per il Covid, ma anche quando “gira l’influenza”.
Che senso ci sia poi nel proibire il sostare in spiaggia e consentire invece il passeggiarci, è davvero difficilissimo comprenderlo. Certamente non “lo dice la scienza”, può darsi che qualcuno abbia ricevuto comunicazioni dagli extraterrestri, non sappiamo.
C’è poi la questione UV. Già, la radiazione ultravioletta, che come sappiamo è una delle componenti della radiazione solare. Quella che ci abbronza appunto. La radiazione ultravioletta ha alcune criticità: danneggia i tessuti, rompe le proteine, come il collageno e l’elastina, arriva persino a danneggiare il DNA delle cellule epiteliali. Per questo usiamo le creme protettive, per questo cerchiamo di non esagerare nell’esposizione al sole, per non ustionarci, per non rischiare il cancro della pelle, per non farci venire le rughe. Ma proprio queste proprietà degli UV ci difendono dal contagio.
Il povero Corona ha davvero poche chance. Il suo fragile guscetto proteico si spacca, l’acido nucleico resta allo scoperto e si sconquassa, e il poveraccio fa una brutta fine.
Sarà per questo che gli UV vengono regolarmente usati per sterilizzare gli strumenti nelle sale operatorie e nello studio del dentista?
Insomma è chiaro che il virus sulla spiaggia crepa come la capra sotto la panca.
Ma ….. in mare, in acqua? … E se qualcuno ci piscia? Bè… “la scienza dice” che le urine sono sterili, sempre. Non contengono virus o batteri. A meno che non ci sia una infezione batterica in sede, ovvero in vescica (cistite) o renale. Nei laboratori di analisi infatti, quando l’esame completo urine segnala la presenza di microrganismi viene subito allestita la procedura microbiologica di individuazione dell’agente infettante.
Ma se qualcuno sputa in acqua? La saliva contiene il virus. Certo, il nostro portatore sano porterà i virus nella saliva e li sputerà in acqua. Nel mare, non in un bicchiere. Nel grande volume di acqua che circonda l’untore sputazzante. Un grande volume d’acqua in movimento per il moto ondoso, che provvederà a diluire lo sputazzo virale fino a concentrazione omeopatica. Un grande volume d’acqua salata che favorirà la rottura del capside virale inattivando il microrganismo.
E comunque, quanti bagnanti si divertono a inalare o bere l’acqua di mare? Quanto sarà dunque la probabilità che anche un solo virione integro entri nelle vie respiratorie del bagnante non infetto? E lo sappiamo quanti virioni dobbiamo inalare perché ci si infetti? No, non lo sappiamo di sicuro, ma sappiamo che l’ordine di grandezza deve essere quella dei milioni.
Fatte queste considerazioni potremmo comunque decidere di trascorrere i nostri weeckend in campagna, nei boschi, o proprio in montagna, non per timore del Corona naturalmente, ma per non incontrare quel ben più temibile virus che evidentemente ha contagiato già parecchia gente, ovvero il virus della follia.
C’è un vaccino verso tale virus? Non so, la scienza non lo dice, e se la scienza tace dobbiamo procedere per tentativi ed errori.
Un’idea potrebbe essere quella di prendere tutti gli infetti, ovvero politici, pseudoscienziati, tuttologi, giornalisti, che sono il vero focolaio, chiuderli in casa loro a doppia mandata, buttare la chiave e inviargli attraverso tutti i mezzi di comunicazione possibili, dalla TV ai megafoni in giro per i loro eleganti quartieri residenziali, un preciso messaggio: “restate a casa, per favore, restate a casa, fatelo per il bene dell’Italia, restate a casa. Noi facciamo a meno di voi.”
Lucia Vignolo

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