sabato 25 aprile 2020

Caro diario,
dopo il mantra “lo dice la scienza” (oggi più che mai in voga) ce n’è un altro che mi rifiuto categoricamente di recitare: “prima la salute”.

Già. Prima la salute, sembra ovvio, troppo ovvio. Prima di che?
Prima del denaro… Ma naturalmente.
Prima della libertà di spostamento… Bè, un po’ magari.
Prima della libertà del dissenso… Ohibò !!!

Ebbene io mi sono chiesta se davvero la salute viene temporalmente prima. 
Certo viene prima in ordine di importanza, ma in sede gestionale è davvero al primo posto?
Davvero pensiamo che possa essere in piena salute, o almeno aspirare  ad esserlo, l’uomo povero e schiavo, fosse anche di una schiavitù coi guanti gialli?
Davvero pensiamo che la salute non sia relazionata al benessere economico?  Bè, se lo pensiamo ricordiamoci che le statistiche ci smentiscono.

E poi bisogna anche chiedersi cosa sia la salute.  Significa l’assenza di malattia? E allora cosa intendiamo per malattia? Avere la febbre? La tosse?  E che dire delle principali malattie che affliggono queste ultime generazioni… tumori, malattie autoimmuni, malattia degenerative, diabete, Alzheimer, morbo di Crohn, cardiopatie, e non sto a continuare… tutti malanni che hanno a che fare con lo stile di vita, ovvero con l’alimentazione e il movimento ma soprattutto con la cultura, la filosofia di vita.  Quindi col denaro. Inteso come un benessere di base che consenta il soddisfacimento dei bisogni secondo Maslow.


Ma possiamo andare ancora avanti e chiederci: ma la salute intesa come il benessere della macchina umana, intesa come funzionamento di quel corpo fisico che è strumento della nostra vita, è davvero al primo posto? E’ poi così vero che la cosa più importante è il funzionamento perfetto del corpo e la durata della vita? E’ così importante vivere un po’ di più a qualunque condizione?
L’essenza della vita non è forse qualcos’altro, non è forse relazioni, non è forse sogni, non è forse ideali, non è forse spirito, spirito di sacrificio anche? Ci siamo dimenticati di tutti quei nostri antenati che hanno preferito la morte per spingere un ideale?
Per loro non era “prima la salute”.

Allora io mi sono stufata di ascoltare questo vuoto e inutile mantra proposto dai media mainsteam, dove un manipolo di mediocrissimi virologi assurti a nuovi guru ma più somiglianti a ormai poco credibili stregoni vorrebbero farci credere che sia meglio obbedire che combattere, anche se il conducente è solo il pifferaio magico.



Lucia Vignolo


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