domenica 24 maggio 2020

Caro diario,
vedi che non ti scrivo più da tempo.
Le parole mi risuonano nella testa, perdute in un vuoto di significato.

Fuori dalla mia testa invece le parole si accalcano, si spingono l’una con l’altra per trovare ciascuna una posizione privilegiata onde poter avere quella giusta visibilità che credono di meritare.
Del resto, trattisi delle parole degli “esperti”… scienziati o presunti tali, politici, giornalisti, opinionisti, tuttologi.
Nientologi più spesso.

Corrado Augias intervistato da Floris, ad esempio. Banalità ascoltate da altri e ripetute con garbata grazia mainstream. Contenuto informazionale uguale a zero.  Leccaculismo di regime uguale a cento. Magari ci sentiamo rassicurati.

Fuori dalla mia testa le parole impazzano, cercano disperatamente di entrare nelle mie orecchie.  Si affacciano dagli schermi televisivi, dallo smartphone, dalla radio, dai podcast,  e soprattutto dai social, specialmente da facebook la cui facilità d’uso consente la farneticazione di chiunque “non legga, non capisca, ma commenti” come dice la famosa vignetta delle tre scimmiette che una volta non vedevano non sentivano e non parlavano e ora si sono adeguate alla sottocultura imperante promossa e propagandata da tutti i governi che si sono succeduti.

Fuori dalla mia testa le parole si assembrano, senza incorrere nelle multe previste, e spesso miseramente annegano quando i fatti le smascherano. 
E’ bastato qualche primo dato statistico per far vacillare le fondamenta del lockdown, delle mascherine, dei divieti imbecilli, e di tutti quei provvedimenti che la voce inascoltata della scienza, quella non acquistata a gettoni di presenza, aveva indicati come assolutamente privi di alcuna evidenza scientifica.

Prendiamo la questione spiagge, ora attualissima. Ecco un luminoso esempio di surrealismo. La probabilità di contagio virale in spiaggia è vicino allo zero anche da vicino, a meno che non ci si starnutisca in faccia.

In spiaggia infatti potranno esserci i portatori sani, non certo coloro che hanno la polmonite e la febbre, che si presume si trovino altrove. I portatori sani difficilmente starnutiscono o tossiscono, e diffonderanno dunque il virus solamente attraverso le famose microgoccioline che escono dalla nostra bocca quando parliamo.
In quelle goccioline la carica virale sarà presumibilmente piuttosto bassa… diversamente l’individuo sarebbe ammalato. Se è sano è perché il suo sistema immunitario sta creando anticorpi che appunto abbassano e poi annientano la carica virale. 

Sarebbe dunque sufficiente avere l’accortezza di non avvicinarci troppo gli uni agli altri specie quando stiamo parlando, accorgimento che dovrebbe essere adottato non solo in spiaggia, e non solo per il Covid, ma anche quando “gira l’influenza”. 

Che senso ci sia poi nel proibire il sostare in spiaggia e consentire invece il passeggiarci, è davvero difficilissimo comprenderlo.  Certamente non “lo dice la scienza”, può darsi che qualcuno abbia ricevuto comunicazioni dagli extraterrestri, non sappiamo.

C’è poi la questione UV. Già, la radiazione ultravioletta, che come sappiamo è una delle componenti della radiazione solare. Quella che ci abbronza appunto. La radiazione ultravioletta ha alcune criticità: danneggia i tessuti, rompe le proteine, come il collageno e l’elastina, arriva persino a danneggiare il DNA delle cellule epiteliali. Per questo usiamo le creme protettive, per questo cerchiamo di non esagerare nell’esposizione al sole, per non ustionarci, per non rischiare il cancro della pelle, per non farci venire le rughe.  Ma proprio queste proprietà degli UV ci difendono dal contagio.  

Il povero Corona ha davvero poche chance. Il suo fragile guscetto proteico si spacca, l’acido nucleico resta allo scoperto e si sconquassa, e il poveraccio fa una brutta fine. 
Sarà per questo che gli UV vengono regolarmente usati per sterilizzare gli strumenti nelle sale operatorie e nello studio del dentista?
Insomma è chiaro che il virus sulla spiaggia crepa come la capra sotto la panca.

Ma ….. in mare, in acqua? … E se qualcuno ci piscia? Bè… “la scienza dice” che le urine sono sterili, sempre. Non contengono virus o batteri. A meno che non ci sia una infezione batterica in sede, ovvero in vescica (cistite) o renale. Nei laboratori di analisi infatti, quando l’esame completo urine segnala la presenza di microrganismi viene subito allestita la procedura microbiologica di individuazione dell’agente infettante.  

Ma se qualcuno sputa in acqua? La saliva contiene il virus.  Certo, il nostro portatore sano porterà i virus nella saliva e li sputerà in acqua. Nel mare, non in un bicchiere.  Nel grande volume di acqua che circonda l’untore sputazzante. Un grande volume d’acqua in movimento per il moto ondoso, che provvederà a diluire lo sputazzo virale fino a concentrazione omeopatica. Un grande volume d’acqua salata che favorirà la rottura del capside virale inattivando il microrganismo. 

E comunque, quanti bagnanti si divertono a inalare o bere l’acqua di mare? Quanto sarà dunque la probabilità che anche un solo virione integro entri nelle vie respiratorie del bagnante non infetto?  E lo sappiamo quanti virioni dobbiamo inalare perché ci si infetti? No, non lo sappiamo di sicuro, ma sappiamo che l’ordine di grandezza deve essere quella dei milioni.   

Fatte queste considerazioni potremmo comunque decidere di trascorrere i nostri weeckend in campagna, nei boschi, o proprio in montagna, non per timore del Corona naturalmente, ma per non incontrare quel ben più temibile virus che evidentemente ha contagiato già parecchia gente, ovvero il virus della follia.

C’è un vaccino verso tale virus? Non so, la scienza non lo dice, e se la scienza tace dobbiamo procedere per tentativi ed errori.
Un’idea potrebbe essere quella di prendere tutti gli infetti, ovvero politici, pseudoscienziati, tuttologi, giornalisti, che sono il vero focolaio, chiuderli in casa loro  a doppia mandata, buttare la chiave e inviargli attraverso tutti i mezzi di comunicazione possibili, dalla TV ai megafoni in giro per i loro eleganti quartieri residenziali, un preciso messaggio: “restate a casa, per favore, restate a casa, fatelo per il bene dell’Italia, restate a casa. Noi facciamo a meno di voi.”

Lucia Vignolo

sabato 9 maggio 2020

Caro diario,
ho trascorso quest’ultima decina di giorni a studiare. Ho smesso di seguire i TG e i vari Formigli Gruber Floris e compagnia cantante, e mi sono gettata a capofitto su libri scientifici, conferenze, articoli di settore, interviste dedicate (e non flash di cinque minuti) a scienziati (non virologi clinici). 
Ho persino riguardato alcuni testi universitari di chimica.  

In questi giorni di studio non sono riuscita a scrivere e anche ora faccio fatica: sarà la “sindrome dello studioso compulsivo”? quanto più studi tanto più sei consapevole della tua abissale ignoranza e resti ammutolito. Il contrario della sindrome di Dunning-Kruger: “chi meno sa più crede di sapere e parla a sproposito”.

Molti dubbi che già mi affliggevano hanno trovato riscontro: non ero evidentemente l’unica a nutrirli e adesso si sentono le voci sommesse ma autorevoli di scienziati, giuristi, economisti, psicologi e sociologi; voci che convergono non certo verso le solite teorie di improbabili complotti, ma vanno nella direzione di una ricerca di chiarezza e di denuncia per quello che si può certamente definire una inadeguata gestione dell’emergenza e, ancor più grave,  un pericoloso attentato alla democrazia.
Non tanto i DPCM del governo ma soprattutto la loro fantasiosa attuazione da parte di alcuni governatori e sindaci hanno dato vita ad episodi assai preoccupanti, evidentemente avvallati dal potere centrale che non ha fatto una piega invece di stigmatizzarli e riportare all’ordine i responsabili.
Forse il governo temeva di perdere credibilità? Ebbene è così che l’ha persa.
Non si spiega ad esempio perchè mai si sia fatto alzare in volo un elicottero per andare ad acciuffare (per multarlo ovviamente) un nuotatore solitario che malgrado il lockdown era andato a farsi una nuotata… ben difficile pensare che nuotare da solo in mare sia un comportamento a rischio per se stesso o per gli altri… e invece nessuno si era preoccupato di mettere in sicurezza le RSA.
E che dire del tipo che protestava ad altissima voce da dentro la sua automobile, e in spregio del diritto di protesta gli è stato comminato un bel TSO? Siamo a livello dei manicomi sovietici…
E perché il presidente Conte (avvocato degli italiani…) ha permesso al governatore Deluca di imporre la quarantena (pur se non positivo) a chiunque si fosse allontanato da casa per più di 200 metri? All’uopo sono state sguinzagliate le forze dell’ordine, alla ricerca di chi sconfinava anche di poco. Come se ciò costituisse un maggiore rischio di contagio.
Un gruppo di 200 avvocati ha inviato 15 giorni fa una lettera a Conte per evidenziare la incostituzionalità di molti provvedimenti e soprattutto della loro attuazione. Per ora non hanno avuto risposta. Vedi link https://www.youtube.com/watch?v=i8LMFQi2Mlo

Stanno uscendo allo scoperto una infinità di casi fortemente e immotivatamente lesivi della libertà e della dignità del cittadino, a fronte di una modestissima gravità di questa pandemia.
Sono stati pubblicati infatti alcuni dati ISTAT nonché un interessante recente studio su 7000 italiani testati col nuovo test sierologico (cioè la ricerca degli anticorpi, ovvero chi ha contratto l’infezione pur se asintomatico). Questi dati ridimensionano la letalità del virus che, a parte il caso Lombardia, pare addirittura inferiore a quello della influenza degli anni passati. Virus che, secondo il monitoraggio sierologico, era certamente presente in Italia (e quindi anche altrove) già dallo scorso autunno. 

Inoltre anche l’OMS ha esplicitato che, tolti gli assembramenti, il maggiore rischio di contagio lo si trova …. in casa! Cosa che non stupisce affatto chi ha qualche minima nozione di agenti infettivi e sanificazione degli ambienti eccetera.

Insomma emerge un quadro poco rassicurante il cui risultato finale parrebbe essere “la cura è più disastrosa del male”.  
E anche io ne sono convinta. Anzi aggiungerei un “molto”: la cura è molto più pericolosa del male.
Quindi smetto di parlare e torno a studiare.


domenica 3 maggio 2020

Caro diario, 
le attuali vicende, condite con le chiacchiere fatte con Lucia, mi hanno portato ad un vecchio ricordo.
È inevitabile, l'isolamento e l'incertezza spingono la mente non avanti, ma indietro nel tempo.

Mi è balenata in mente un 'immagine di tanti anni fa, di quando insegnavo.
È  il viso sconsolato di un collega in sala docenti.
Era il prof di scienze.
Gli domandai il perché di tale "sconsolazione".
Mi vece vedere i risultati di una verifica: era disastrosa. 

Lui si lamentava dicendo: "è mai possibile! Sono concetti fondamentali per mantenersi in buona salute, possibile che nulla interessi!".
Per consolarlo o per mandarlo in definitivo scoramento gli mostrai la verifica di storia.
La verifica era sull'affermazioni di alcuni diritti. 
"Habeas corpus" (1679) e 
"The Bill of Rights" (1689).
Anche quella: un disastro. 

Lui commentò sconsolato : "questo sarebbe un liceo di élite! Questa sarebbe la classe dirigente di domani?"
Questa ignoranza combinata di scienze e storia oggi la vediamo costantemente: nel quotidiano come nel delirio mediatico.
Delirio che tende poi a proliferare sul web.

Sta di fatto che la paura collettiva ha reso possibile un esproprio.
Non esiste più un "Habeas corpus", tu non hai più un corpo, il corpo è proprietà del virus, e per combattere codesto virus, tutto è lecito.
Si, a distanza di anni, posso dire che avevamo ragione ad essere pessimisti.

La situazione attuale è frutto di antica ignoranza. 
Certo, si può obiettare che magari eravamo scarsi docenti. Forse.
Ma la situazione non cambia: tutti abbiamo avuto docenti scarsi e docenti magnifici.
S'impara oltre e malgrado la scuola.
Le biblioteche sono gratis, su internet trovi di tutto. Sta ad ognuno di noi decidere se visitare un sito porno, uno di vendita o uno culturale.
Insomma ci sono tante cose da ricostruire, tante cose da riappropriarsi,  proviamo ad iniziare dalla cultura, non si sa mai.

Straf.

venerdì 1 maggio 2020

Caro diario, in questi giorni o meglio in queste notti la mente vaga in cerca di luoghi dai cari ricordi. 
Ho sognato spesso Parigi e Torino.
In questa improbabile urbanistica onirica il lungo Po ed il lungo Senna si mischiano in passeggiate da sogno.

Al risveglio la mente non accetta il confino nella propria camera e continua a vagare nei ricordi.
La mente vaga quando da giovane cazzeggiavo a Parigi nutrendomi di letteratura e filosofia.
Ho avuto modo di apprezzare la filosofia francese, specie l'epistemologia, così diversa da quella anglosassone.

Il risveglio non si arrende e cerca nella libreria qualcosa che renda vivo il ricordo.
Ho pescato George Canguilhem. 
Grande personaggio: studioso  di biologa, filosofia e storia della scienza.
La sua rilettura mi porta drasticamente dall'oggi, in un modo tragicamente profetico.
Il normale, il patologico, il mostruoso temi delle sue analisi mi coinvolgono, caro diario.

Oggi, si dice che il virus sia "uscito" da un laboratorio oppure trasmesso dai pipistrelli, poco importa l'effetto è lo stesso, l'uomo emerge come creatura fragile, non separa ma contaminata dalla mostruosità.

L'animale o la manipolazione possono contaminarlo.
È come si reagisce a tale contaminazione? Con il controllo.
Ecco svelato il contatto da Canguilhem e Foucault. Tra il filosofo del mostruoso e quello del controllo dei corpi.
È chiaro dove stiamo andando. 
Io, stanotte spero ancora di sognare una passeggiata a Parigi.

Straf.
Caro diario,
questa provvisoria comparsa di animali selvatici in luoghi altamente urbanizzati, come la medusa nella laguna veneta,  mi suggerisce alcune considerazioni.
Eccole.

Si parla sempre di umani che "invadono" luoghi da cui dovrebbero essere esclusi, ad esempio il bosco, come se la vita dell'uomo dovesse per qualche ragione essere confinata nel tessuto urbano; e sembra che già l’andare per funghi sia una violazione territoriale.

Certamente l’uomo si è ritagliato una nicchia, ovvero città e paesi, nicchia attrezzata appositamente mediante sovrastrutture tecnologiche, dalla casa alle fognature alla rete elettrica e quella viaria, e così via.

L’animale selvatico ne sta solitamente fuori solo e soltanto se è un ambiente che non gli si addice, salvo sporadiche incursioni sicuramente casuali o determinate dall’avvistamento di cibo; pensiamo a cinghiali e volpi ad esempio.
Ma se l’ambiente urbano gli è congeniale non si fa alcun problema ad occuparlo. Pensiamo a zanzare, scarafaggi, mosche, lombrichi, formiche, ratti… ma che dire poi di batteri e virus? Eh già… anch’essi sono animali eh? O vediamo solo i cerbiatti e l’orsa Daniza?

Molte specie non solo invadono le nostre città ma anche il nostro stesso corpo.
E lo fanno da sempre eh, non solo da quando noi umani siamo diventati tanti e tecnologici.
Anzi, un viaggio indietro nel tempo, tipo antico Egitto, antica Roma, ci farebbe immediatamente comprendere quanto più numerose erano le specie animali che “invadevano” la nicchia umana.
Ma anche noi umani stiamo invadendo…. Dirai tu. Sì sì certo, volevo solo sottolineare che si tratta di un fenomeno bidirezionale e non unidirezionale come sento sempre dire in ambito di quella pseudocultura verde che vede solo la punta dell’iceberg.

Ma allora, vogliamo dire che è giusto che noi invadiamo il bosco e distruggiamo il formicaio, e peggio desertifichiamo le foreste per coltivarci il mais e sventriamo montagne per costruire tunnel,  così come ad esempio il virus invade i nostri corpi?
Ebbene è chiaro che non è così. Perlomeno dovrebbe essere chiaro a tutti.

E’ un po’ come nella boxe: non si fa un incontro tra un peso piuma e un peso massimo.
Noi umani siamo la specie dotata di una intelligenza estremamente maggiore rispetto alle altre specie. Ma non sempre facciamo cose intelligenti. Abbiamo una Ferrari ma a volte procediamo a piedi.

Sappiamo benissimo che nella creazione della nostra nicchia vitale “ci conviene” (sì appunto, ci conviene!) rispettare il più possibile l’ecosistema, perché sappiamo anche che ogni ecosistema ha un suo equilibrio.
Sappiamo anche che la natura tende a riequilibrare gli ecosistemi disequilibrati. E tutta la nostra tecnologia può aiutarci, e anche molto, solo se procede in direzione di tale equilibrio.
Però facciamo finta di non saperlo.

Allora io spero che questa bellissima immagine della medusa nel Canal Grande diventi una specie di bandiera; la bandiera del Mondo, quel grande immenso Paese dove abitiamo tutti, piante e animali, noi compresi, insieme, intrecciati gli uni agli altri e interdipendenti.

E spero che questa bandiera ci ispiri ad un uso più ragionevole della natura e della tecnica.  
Magari un po’ meno vaporetti e un po’ più gondole? 
Un po’ meno viaggi alle Seychelles e un po’ più picnic nei prati? 
Un po’ meno apericene e un po’ più spaghettate a casa con gli amici? 
Un po’ meno allevamento di bovini e un ritorno al pesce azzurro? 
Un po’ meno cani negli appartamenti in città e un po’ più di camminate nel bosco per osservare i cerbiatti nel loro ambiente naturale? 
Magari giocare a golf o andare a cavallo o in bicicletta invece che fare il giro a piedi del centro commerciale? 
E riscoprire il teatro, il cinema, la biblioteca, la visita alle mostre, la maratona cittadina, e insomma tutti quegli svaghi che ci consentono di lasciare a casa l’automobile?

Insomma la ricetta sarebbe non sprecare. Non sprecare tempo lavoro denaro suolo acqua energia e materie prime per produrre troppi beni di consumo, solitamente inutili, e riconvertire l’economia alla produzione di servizi che aumentino la nostra cultura e il nostro benessere. Quella sarebbe una economia più “sostenibile”.

Lucia Vignolo


SE LO CONOSCI LO EVITI

Caro diario,  ovunque si va sembra di entrare in fortezze pronte a sostenere attacchi con lanciagranate. Bisogna fare percorsi obbl...