giovedì 30 aprile 2020

Caro diario, 
non e’ facile affrontare e gestire una grave malattia nel bel mezzo di una pandemia.  
Se poi la malattia ha colpito il proprio papà che vive con la mamma, distante quasi 2 ore di macchina da te, tutto si amplifica: dolore timore rabbia e stanchezza. 

Io non ho mai amato troppo parlare di me, se non attraverso la poesia. Ora preferisco tenermi al sicuro e cercare di evitare discorsi azzardati; me ne resto in silenzio e mi tengo stretto questo dolore che mi sta consumando dentro. 
La speranza mi è compagna e mi accompagna ogni giorno, chilometro dopo chilometro, lungo il percorso che precede la casa dei miei e la stanza dove papà, lucidissimo e conscio, attende che il suo destino si compia. 

Sto vivendo questo momento surreale non del tutto conscia, ma questa incoscienza mista a incredulità e’ ciò che mi fa andare avanti fino alla notte quando, stanca, crollo... e una tachicardia smisurata mi prende l’anima mi frulla i pensieri e mi tiene sveglia e in qualche modo debbo riconciliarmi con me stessa. Solo allora mi rendo conto di quanto sia insopportabile e inconcepibile da accettare un destino così crudele e ingiusto e vorrei addormentarmi così profondamente da non svegliarmi più. 

E’ un pensiero solo mio ma che rivolgo a coloro che credono di aiutarmi e continuano a dirmi che “devo accettare la cruda realtà” ... io dico loro: no, non ho intenzione di accettare proprio nulla, convivere con i sentimenti e le emozioni seppur tristi non è accettazione ma spirito di adattamento ed io so che non ci riuscirò mai. 

Il mondo si è fermato insieme a papà che sta combattendo la sua lotta più dura con pochi mezzi a disposizione per le restrizioni e il rischio di contagio da Covid 19, e io sono al suo fianco insieme a mia sorella e a mia mamma. Spero con il tempo si raggiunga la consapevolezza, e che essa ci aiuti ad accettare questo momento, nell’impossibilità di credere alla triste realtà. 

Ho riflettuto molto sul fatto che spero ognuno di noi in questo stato di fermo forzato si renda conto di quanto una vita non si debba ridurre ad un numero qualunque, come ogni giorno il bollettino di guerra cerchi di farci credere; quei numeri sono persone piene di ricchezza interiore e di bellezza e mistero, sono milioni di piccolissime stelle, tantI mondi che ne compongono uno più’ grande, quello che ci ospita, in cui sono racchiuse vite storie episodi accadimenti fantastici tragici crudeli e magici.  Tutti siamo legati da un unico destino. 

La vita e la morte, se non sono accompagnate da amore e gratitudine, non sono mai scontate e benche’ la nascita la si possa indurre e monitorare non sempre e’ certa... e la morte non fissa mai un appuntamento preciso. 

Siamo avvolti dentro a miracolo divino e quel miracolo dovremmo preservarlo e tutelarlo con gesti preziosi e importanti atti che se ben riposti rimarranno fissati in un tempo che continuerà a vivere di noi e grazie al nostro amore e impegno non morirà mai e tutti ne gioveranno, compresa la nostra meravigliosa terra. 

Beatrice Impronta

mercoledì 29 aprile 2020

Caro diario, 
questa reclusione e il distanziamento mi stanno portando a fare letture o riletture strane.

Riletture impegnative  se non altro per tenere la mente impegnata.

La rilettura è caduta sulla ricerca: "La personalità autoritaria". Ricerca gestita da Adorno e Sanford.
Ricerca frutto della genialità tedesca fatta di filosofia, sociologia e psicoanalisi emigrata negli USA, e della psicologia americana.

Ricerca controversa e criticata, ma interessante. 
Lo scopo della ricerca Era quella di descrivere "l'individuo potenzialmente fascista la cui mentalità è tale da renderlo particolarmente sensibile alla propaganda antidemocratica."

Enbeh? Dirai tu mio caro diario... il fatto è che ultimamente certe caratteristiche le sto notando sempre più in persone che conosco.
L'isolamento porta a contattare via telefono anche persone che magari si sentivano poco, e certe cose emergono.

Cosa emerge?
Una voglia di sottomissione all'autorità, una sottomissione acritica.
Aggressività e condanna verso chi si giudica "fuori dal coro".
Disprezzo verso persone sensibili e verso i valori spirituali.
Superstizione steoreotipata.
Cinismo e invidia verso altri esseri umani.
Tutto questo condito con quella personalità che Erich Fromm chiamava personalità sado-masochista.
Una personalità che ama la sottomissione e ama esercitarla su altri individui.

Questo è quanto ultimamente ho percepito e che ho trovato descritto nella ricerca.
Per carità... sono solo impressioni, solo suggestioni, niente di scientifico,  ma l'inquietudine comunque emerge.

Straf.

martedì 28 aprile 2020

Caro diario, il post diario di Lucia mi ha portato ad una lontana estate. Un estate calda e faticosa.
Faticosa ma felice.

Un estate che passai in compagnia di Humbert M. Blalock jr.
Chi era costui direte voi? 
È un libro "mappazza" di 670 pagine: "Statistica per la ricerca sociale".

Avevo appena vinto il dottorato e dopo pochi incontri pre estivi il comitato docenti ci sparò addosso tale mappazza da studiare. 
A ripresa delle attività avremo tenuto dei seminari dimostrativi in statistica.
Le considerazioni di Lucia mi hanno riportato a quella estate e alla statistica. 

Beh, ha ragione da vendere direi.
C'è qualcosa che non va.
Proposte ne avrei una,  paradossale e provocatoria: un'analisi del tasso alcolico di chi ha rilevato i dati?
Ma forse non cambierebbe nulla, forse l'inghippo è altrove.
Intanto siamo perplessi.

Straf.

lunedì 27 aprile 2020

Caro diario,
non ne posso più nemmeno di quella solfa che noi italiani non rispettiamo il look down e per questo il contagio continua e il nostro R0 è sempre vicino a 1 e quindi non siamo ancora in discesa eccetera eccetera.

Qui a Genova nei giorni pasquali la città era deserta.
Io ero uscita Sabato Domenica e Lunedi per questioni di lavoro e ho viaggiato su autobus vuoti (spesso ero l’unica passeggera) e persino davanti a Brignole non si vedevano persone e men che mai automobili.
Sembrava un film di fantascienza.

I miei due figli in queste settimane hanno continuato a lavorare, viaggiando come il solito attraverso l’Europa.  Mi hanno riferito di una Germania con un look down molto meno rigido che in Italia, aziende quasi tutte in attività, gente nei parchi e per le strade, ovviamente alle debite distanze di sicurezza. Eppure i loro risultati sembrano molto migliori.

Ma mi chiedo anche com’è che la mortalità per Covid ad esempio in Australia è di soli 83 morti in totale.  Eppure si tratta di un paese in stretta relazione con la Cina.
Stessa cosa se ci riferiamo all’Argentina (192 morti in totale), al Messico (1351) o il Perù (782) o ancora l’India (886).
Insomma, il Corona pare avere una strana predilezione per alcuni paesi Europei e per gli Stati Uniti. Ciò avrebbe un senso se gli altri paesi meno colpiti fossero più isolati, avessero avuto scarsissime relazioni con la Cina e l’Europa… Perché il virus è arrivato negli States colpendoli tutti indistintamente compresa la gelida Alaska, e non ha varcato se non marginalmente il confine canadese e quello messicano?

Questo virus è anche una sfida per la matematica statistica oltre che per i virologi. Sembra che l’R0 abbia dei comportamenti strani e non sia legato al look down come si pensava, altrimenti in Messico ci sarebbe stata una strage.  Chissà quali regole segue, magari quelle stesse dello Spread?

Lucia Vignolo

domenica 26 aprile 2020

Caro diario, se si tiene un diario è inevitabile spiare nei diari altrui. Uso il termine spiare in una doppia valenza: italiana e siciliana.


Spiare nel senso proprio comunemente inteso e quello di chiedere, domandare.



In una vecchia antologia ho "spiato" alcune pagine dei diari di Franz Kafka.

Ho domandato al grande scrittore qualcosa che potesse illustrare il mio (e non solo mio) stato d'animo attuale.
Di questo stato d'animo che ci è stato costruito attorno.
Kafka ha risposto.
"Se sono condannato, non sono solo condannato alla fine, ma anche condannato a star sulle difese sino alla fine."


È questo il punto odierno, profondamente kafkiano, 

Una minaccia che si articola in un tempo diradato.
Non c'è energia nella naturale voglia di rinascita ma perenne monito che la minaccia possa ritornare e che non si possa mai essere immuni.
Profetico Kafka, ha individuato la condanna: stare in difesa sino a tempo indeterminato, a far da sentinella in una fortezza vuota di fronte al nulla.


Straf.


sabato 25 aprile 2020



Caro diario, quest'anno la Pasqua è stata davvero "epocale"

Epocale,  termine assai  inflazionato, abusato, tanto da non essere più decifrato, riconoscibile anche di fronte a ciò che lo è veramente. 

Quest'anno il dio nuovo ha voluto davvero stupirci con una risurrezione.
Ancora da realizzarsi ma pronta a compiersi.
Il dio mercato, il dio unico e incontrastato ha voluto morire. 


Morto non in virtù di un virus di non comprensibile portata ma in virtù in un atto unico di onnipotenza.

Il mercato si è chiuso in se stesso non elargendo più doni e grazie.
Si è autoseppellito pronto a risorgere più forte che mai.
Ritornerà più forte e feroce che mai ad infierire sui più deboli.


E per chi non è disposto a riconoscere questa nuova divinità rimarrà ben poco.

Sorgerà pertanto preghiera dell'ateo struggente e disperata alla ricerca del vecchio Dio.
I versi di  un Aleksandr  Zinov'ev o di un Giorgio Caproni si eleveranno con una richiesta.
"Dio mio, ti prego prova, sforzati ad esistere, per un momento prova ad esistere".


Straf.
Caro diario,
dopo il mantra “lo dice la scienza” (oggi più che mai in voga) ce n’è un altro che mi rifiuto categoricamente di recitare: “prima la salute”.

Già. Prima la salute, sembra ovvio, troppo ovvio. Prima di che?
Prima del denaro… Ma naturalmente.
Prima della libertà di spostamento… Bè, un po’ magari.
Prima della libertà del dissenso… Ohibò !!!

Ebbene io mi sono chiesta se davvero la salute viene temporalmente prima. 
Certo viene prima in ordine di importanza, ma in sede gestionale è davvero al primo posto?
Davvero pensiamo che possa essere in piena salute, o almeno aspirare  ad esserlo, l’uomo povero e schiavo, fosse anche di una schiavitù coi guanti gialli?
Davvero pensiamo che la salute non sia relazionata al benessere economico?  Bè, se lo pensiamo ricordiamoci che le statistiche ci smentiscono.

E poi bisogna anche chiedersi cosa sia la salute.  Significa l’assenza di malattia? E allora cosa intendiamo per malattia? Avere la febbre? La tosse?  E che dire delle principali malattie che affliggono queste ultime generazioni… tumori, malattie autoimmuni, malattia degenerative, diabete, Alzheimer, morbo di Crohn, cardiopatie, e non sto a continuare… tutti malanni che hanno a che fare con lo stile di vita, ovvero con l’alimentazione e il movimento ma soprattutto con la cultura, la filosofia di vita.  Quindi col denaro. Inteso come un benessere di base che consenta il soddisfacimento dei bisogni secondo Maslow.


Ma possiamo andare ancora avanti e chiederci: ma la salute intesa come il benessere della macchina umana, intesa come funzionamento di quel corpo fisico che è strumento della nostra vita, è davvero al primo posto? E’ poi così vero che la cosa più importante è il funzionamento perfetto del corpo e la durata della vita? E’ così importante vivere un po’ di più a qualunque condizione?
L’essenza della vita non è forse qualcos’altro, non è forse relazioni, non è forse sogni, non è forse ideali, non è forse spirito, spirito di sacrificio anche? Ci siamo dimenticati di tutti quei nostri antenati che hanno preferito la morte per spingere un ideale?
Per loro non era “prima la salute”.

Allora io mi sono stufata di ascoltare questo vuoto e inutile mantra proposto dai media mainsteam, dove un manipolo di mediocrissimi virologi assurti a nuovi guru ma più somiglianti a ormai poco credibili stregoni vorrebbero farci credere che sia meglio obbedire che combattere, anche se il conducente è solo il pifferaio magico.



Lucia Vignolo


SE LO CONOSCI LO EVITI

Caro diario,  ovunque si va sembra di entrare in fortezze pronte a sostenere attacchi con lanciagranate. Bisogna fare percorsi obbl...