giovedì 30 aprile 2020

Caro diario, 
non e’ facile affrontare e gestire una grave malattia nel bel mezzo di una pandemia.  
Se poi la malattia ha colpito il proprio papà che vive con la mamma, distante quasi 2 ore di macchina da te, tutto si amplifica: dolore timore rabbia e stanchezza. 

Io non ho mai amato troppo parlare di me, se non attraverso la poesia. Ora preferisco tenermi al sicuro e cercare di evitare discorsi azzardati; me ne resto in silenzio e mi tengo stretto questo dolore che mi sta consumando dentro. 
La speranza mi è compagna e mi accompagna ogni giorno, chilometro dopo chilometro, lungo il percorso che precede la casa dei miei e la stanza dove papà, lucidissimo e conscio, attende che il suo destino si compia. 

Sto vivendo questo momento surreale non del tutto conscia, ma questa incoscienza mista a incredulità e’ ciò che mi fa andare avanti fino alla notte quando, stanca, crollo... e una tachicardia smisurata mi prende l’anima mi frulla i pensieri e mi tiene sveglia e in qualche modo debbo riconciliarmi con me stessa. Solo allora mi rendo conto di quanto sia insopportabile e inconcepibile da accettare un destino così crudele e ingiusto e vorrei addormentarmi così profondamente da non svegliarmi più. 

E’ un pensiero solo mio ma che rivolgo a coloro che credono di aiutarmi e continuano a dirmi che “devo accettare la cruda realtà” ... io dico loro: no, non ho intenzione di accettare proprio nulla, convivere con i sentimenti e le emozioni seppur tristi non è accettazione ma spirito di adattamento ed io so che non ci riuscirò mai. 

Il mondo si è fermato insieme a papà che sta combattendo la sua lotta più dura con pochi mezzi a disposizione per le restrizioni e il rischio di contagio da Covid 19, e io sono al suo fianco insieme a mia sorella e a mia mamma. Spero con il tempo si raggiunga la consapevolezza, e che essa ci aiuti ad accettare questo momento, nell’impossibilità di credere alla triste realtà. 

Ho riflettuto molto sul fatto che spero ognuno di noi in questo stato di fermo forzato si renda conto di quanto una vita non si debba ridurre ad un numero qualunque, come ogni giorno il bollettino di guerra cerchi di farci credere; quei numeri sono persone piene di ricchezza interiore e di bellezza e mistero, sono milioni di piccolissime stelle, tantI mondi che ne compongono uno più’ grande, quello che ci ospita, in cui sono racchiuse vite storie episodi accadimenti fantastici tragici crudeli e magici.  Tutti siamo legati da un unico destino. 

La vita e la morte, se non sono accompagnate da amore e gratitudine, non sono mai scontate e benche’ la nascita la si possa indurre e monitorare non sempre e’ certa... e la morte non fissa mai un appuntamento preciso. 

Siamo avvolti dentro a miracolo divino e quel miracolo dovremmo preservarlo e tutelarlo con gesti preziosi e importanti atti che se ben riposti rimarranno fissati in un tempo che continuerà a vivere di noi e grazie al nostro amore e impegno non morirà mai e tutti ne gioveranno, compresa la nostra meravigliosa terra. 

Beatrice Impronta

mercoledì 29 aprile 2020

Caro diario, 
questa reclusione e il distanziamento mi stanno portando a fare letture o riletture strane.

Riletture impegnative  se non altro per tenere la mente impegnata.

La rilettura è caduta sulla ricerca: "La personalità autoritaria". Ricerca gestita da Adorno e Sanford.
Ricerca frutto della genialità tedesca fatta di filosofia, sociologia e psicoanalisi emigrata negli USA, e della psicologia americana.

Ricerca controversa e criticata, ma interessante. 
Lo scopo della ricerca Era quella di descrivere "l'individuo potenzialmente fascista la cui mentalità è tale da renderlo particolarmente sensibile alla propaganda antidemocratica."

Enbeh? Dirai tu mio caro diario... il fatto è che ultimamente certe caratteristiche le sto notando sempre più in persone che conosco.
L'isolamento porta a contattare via telefono anche persone che magari si sentivano poco, e certe cose emergono.

Cosa emerge?
Una voglia di sottomissione all'autorità, una sottomissione acritica.
Aggressività e condanna verso chi si giudica "fuori dal coro".
Disprezzo verso persone sensibili e verso i valori spirituali.
Superstizione steoreotipata.
Cinismo e invidia verso altri esseri umani.
Tutto questo condito con quella personalità che Erich Fromm chiamava personalità sado-masochista.
Una personalità che ama la sottomissione e ama esercitarla su altri individui.

Questo è quanto ultimamente ho percepito e che ho trovato descritto nella ricerca.
Per carità... sono solo impressioni, solo suggestioni, niente di scientifico,  ma l'inquietudine comunque emerge.

Straf.

martedì 28 aprile 2020

Caro diario, il post diario di Lucia mi ha portato ad una lontana estate. Un estate calda e faticosa.
Faticosa ma felice.

Un estate che passai in compagnia di Humbert M. Blalock jr.
Chi era costui direte voi? 
È un libro "mappazza" di 670 pagine: "Statistica per la ricerca sociale".

Avevo appena vinto il dottorato e dopo pochi incontri pre estivi il comitato docenti ci sparò addosso tale mappazza da studiare. 
A ripresa delle attività avremo tenuto dei seminari dimostrativi in statistica.
Le considerazioni di Lucia mi hanno riportato a quella estate e alla statistica. 

Beh, ha ragione da vendere direi.
C'è qualcosa che non va.
Proposte ne avrei una,  paradossale e provocatoria: un'analisi del tasso alcolico di chi ha rilevato i dati?
Ma forse non cambierebbe nulla, forse l'inghippo è altrove.
Intanto siamo perplessi.

Straf.

lunedì 27 aprile 2020

Caro diario,
non ne posso più nemmeno di quella solfa che noi italiani non rispettiamo il look down e per questo il contagio continua e il nostro R0 è sempre vicino a 1 e quindi non siamo ancora in discesa eccetera eccetera.

Qui a Genova nei giorni pasquali la città era deserta.
Io ero uscita Sabato Domenica e Lunedi per questioni di lavoro e ho viaggiato su autobus vuoti (spesso ero l’unica passeggera) e persino davanti a Brignole non si vedevano persone e men che mai automobili.
Sembrava un film di fantascienza.

I miei due figli in queste settimane hanno continuato a lavorare, viaggiando come il solito attraverso l’Europa.  Mi hanno riferito di una Germania con un look down molto meno rigido che in Italia, aziende quasi tutte in attività, gente nei parchi e per le strade, ovviamente alle debite distanze di sicurezza. Eppure i loro risultati sembrano molto migliori.

Ma mi chiedo anche com’è che la mortalità per Covid ad esempio in Australia è di soli 83 morti in totale.  Eppure si tratta di un paese in stretta relazione con la Cina.
Stessa cosa se ci riferiamo all’Argentina (192 morti in totale), al Messico (1351) o il Perù (782) o ancora l’India (886).
Insomma, il Corona pare avere una strana predilezione per alcuni paesi Europei e per gli Stati Uniti. Ciò avrebbe un senso se gli altri paesi meno colpiti fossero più isolati, avessero avuto scarsissime relazioni con la Cina e l’Europa… Perché il virus è arrivato negli States colpendoli tutti indistintamente compresa la gelida Alaska, e non ha varcato se non marginalmente il confine canadese e quello messicano?

Questo virus è anche una sfida per la matematica statistica oltre che per i virologi. Sembra che l’R0 abbia dei comportamenti strani e non sia legato al look down come si pensava, altrimenti in Messico ci sarebbe stata una strage.  Chissà quali regole segue, magari quelle stesse dello Spread?

Lucia Vignolo

domenica 26 aprile 2020

Caro diario, se si tiene un diario è inevitabile spiare nei diari altrui. Uso il termine spiare in una doppia valenza: italiana e siciliana.


Spiare nel senso proprio comunemente inteso e quello di chiedere, domandare.



In una vecchia antologia ho "spiato" alcune pagine dei diari di Franz Kafka.

Ho domandato al grande scrittore qualcosa che potesse illustrare il mio (e non solo mio) stato d'animo attuale.
Di questo stato d'animo che ci è stato costruito attorno.
Kafka ha risposto.
"Se sono condannato, non sono solo condannato alla fine, ma anche condannato a star sulle difese sino alla fine."


È questo il punto odierno, profondamente kafkiano, 

Una minaccia che si articola in un tempo diradato.
Non c'è energia nella naturale voglia di rinascita ma perenne monito che la minaccia possa ritornare e che non si possa mai essere immuni.
Profetico Kafka, ha individuato la condanna: stare in difesa sino a tempo indeterminato, a far da sentinella in una fortezza vuota di fronte al nulla.


Straf.


sabato 25 aprile 2020



Caro diario, quest'anno la Pasqua è stata davvero "epocale"

Epocale,  termine assai  inflazionato, abusato, tanto da non essere più decifrato, riconoscibile anche di fronte a ciò che lo è veramente. 

Quest'anno il dio nuovo ha voluto davvero stupirci con una risurrezione.
Ancora da realizzarsi ma pronta a compiersi.
Il dio mercato, il dio unico e incontrastato ha voluto morire. 


Morto non in virtù di un virus di non comprensibile portata ma in virtù in un atto unico di onnipotenza.

Il mercato si è chiuso in se stesso non elargendo più doni e grazie.
Si è autoseppellito pronto a risorgere più forte che mai.
Ritornerà più forte e feroce che mai ad infierire sui più deboli.


E per chi non è disposto a riconoscere questa nuova divinità rimarrà ben poco.

Sorgerà pertanto preghiera dell'ateo struggente e disperata alla ricerca del vecchio Dio.
I versi di  un Aleksandr  Zinov'ev o di un Giorgio Caproni si eleveranno con una richiesta.
"Dio mio, ti prego prova, sforzati ad esistere, per un momento prova ad esistere".


Straf.
Caro diario,
dopo il mantra “lo dice la scienza” (oggi più che mai in voga) ce n’è un altro che mi rifiuto categoricamente di recitare: “prima la salute”.

Già. Prima la salute, sembra ovvio, troppo ovvio. Prima di che?
Prima del denaro… Ma naturalmente.
Prima della libertà di spostamento… Bè, un po’ magari.
Prima della libertà del dissenso… Ohibò !!!

Ebbene io mi sono chiesta se davvero la salute viene temporalmente prima. 
Certo viene prima in ordine di importanza, ma in sede gestionale è davvero al primo posto?
Davvero pensiamo che possa essere in piena salute, o almeno aspirare  ad esserlo, l’uomo povero e schiavo, fosse anche di una schiavitù coi guanti gialli?
Davvero pensiamo che la salute non sia relazionata al benessere economico?  Bè, se lo pensiamo ricordiamoci che le statistiche ci smentiscono.

E poi bisogna anche chiedersi cosa sia la salute.  Significa l’assenza di malattia? E allora cosa intendiamo per malattia? Avere la febbre? La tosse?  E che dire delle principali malattie che affliggono queste ultime generazioni… tumori, malattie autoimmuni, malattia degenerative, diabete, Alzheimer, morbo di Crohn, cardiopatie, e non sto a continuare… tutti malanni che hanno a che fare con lo stile di vita, ovvero con l’alimentazione e il movimento ma soprattutto con la cultura, la filosofia di vita.  Quindi col denaro. Inteso come un benessere di base che consenta il soddisfacimento dei bisogni secondo Maslow.


Ma possiamo andare ancora avanti e chiederci: ma la salute intesa come il benessere della macchina umana, intesa come funzionamento di quel corpo fisico che è strumento della nostra vita, è davvero al primo posto? E’ poi così vero che la cosa più importante è il funzionamento perfetto del corpo e la durata della vita? E’ così importante vivere un po’ di più a qualunque condizione?
L’essenza della vita non è forse qualcos’altro, non è forse relazioni, non è forse sogni, non è forse ideali, non è forse spirito, spirito di sacrificio anche? Ci siamo dimenticati di tutti quei nostri antenati che hanno preferito la morte per spingere un ideale?
Per loro non era “prima la salute”.

Allora io mi sono stufata di ascoltare questo vuoto e inutile mantra proposto dai media mainsteam, dove un manipolo di mediocrissimi virologi assurti a nuovi guru ma più somiglianti a ormai poco credibili stregoni vorrebbero farci credere che sia meglio obbedire che combattere, anche se il conducente è solo il pifferaio magico.



Lucia Vignolo


mercoledì 22 aprile 2020

Caro diario, ci voleva forse il Coronavirus per comprendere il verso del poeta:
"April is the cruellest month".
Siamo tutti qui nella desolazione delle nostre reclusioni a cercare un vano sollievo nei contatti virtuali. 

La domanda che ci assilla è sempre quella...  quella biblica per eccellenza: "sino a quando tutto questo, Signore?".
La risposta è sempre la medesima ma non è mai esplicitata.
Tutto questo durerà sino a quando tu (genere umano) non cambierai in qualcosa.

Ma cosa e come cambiare non è di facile comprensione.
È così vaghiamo con la mente alla ricerca di soluzioni. 
Ma i media ci attanagliano con i loro "esperti" che come tanti avvoltoi ci ronzano attorno per stordirci ancora di più.
Cominciamo a comprendere, magari con la musica di sottofondo di "Let her go", che amiamo veramente le cose quando ci mancano.

Allora un timido tentativo di risposta emerge nel Waste Land  dei nostri cuori. 
Tutto questo finirà quando le nostre anime desolate ci animeranno alla vita. 
Quando la vita prenderà il sopravvento e le anime, come tante Vergini, prenderanno i poveri Cristi dei nostri corpi e vorranno incarnarsi.

Incarnarsi in abbracci disperati, eroici e struggenti.
Allora tutto questo finirà.


Straf.

lunedì 20 aprile 2020

Caro diario,
lo sai che il mio è un diario minimo (spero che non mi senta la buonanima di Umberto Eco, potrebbe rivoltarsi…). 
Minimo nel senso che trattasi di pensierini, suscitati da fatti quasi trascurabili, da gossip della pandemia si potrebbe dire.

Oggi per esempio ho ricevuto alcune volte su wapp e su messanger il video di cui compare il link.
Nel caso non si vedesse, dico in poche parole di cose si tratta.

Un farmacista (così si presume e  così titola il video) confronta alcuni tipi di mascherine che lui vende nel suo esercizio, con le mascherine inviate dalla regione Veneto. 
L’esperimento che utilizza è il seguente: indossa una mascherina e poi tenta, soffiando, di spegnere una fiammella.
Risultato dell’esperimento: tutte le mascherine impediscono lo spegnimento della fiamma, tranne quelle della regione Veneto.
Conclusioni tratte dal farmacista o sedicente tale: le mascherine della regione Veneto non servono a niente.

Non sorge nel farmacista il dubbio che non sia così.
A me invece sorge un altro dubbio: ma se il tipo è un farmacista, e come è noto per laurearsi in farmacia occorre sostenere esami di chimica e di fisica, come avrà fatto a laurearsi?
E ancora: ammesso che non sia laureato ma che abbia frequentato le scuole dell’obbligo, magari anche soltanto le scuole medie, com’è che non ha nemmeno aperto il libro di scienze?
E non avrà nemmeno mai visto un documentario?

Io ero convinta che la composizione dell’aria che respiriamo (azoto circa 78%, ossigeno circa 21%, il restante 2% altri gas di cui il principale è l’Argon e non la CO2), fosse ormai patrimonio dell’umanità.

Ed ero anche convinta che tutti sapessero che l’ossigeno e l’azoto sono semplicissime molecole biatomiche, quindi molto molto piccole a confronto ad esempio con una proteina, che è formata da moltissime molecole complesse come gli aminoacidi.

E, data per scontata questa conoscenza quasi universale, credevo che non fosse difficile comprendere che un virus, formato, come ci hanno fatto vedere in TV, da un filamento di RNA ricoperto da un guscio di lipoproteine (proteine legate a lipidi), è infinitamente più grande dell’ossigeno e dell’azoto.

Da ciò si dovrebbe evincere che un tessuto sufficientemente poroso da far passare ossigeno e azoto non necessariamente lascia passare un virus.
Anzi a me viene da pensare che una mascherina che lasci passare agevolmente l’aria sia da preferire a quella che invece lo impedisce parzialmente. Dovendola tenere addosso per parecchie ore di seguito è meglio che la respirazione sia agevolata.

Per questo altri tipi di mascherine presentano una o due valvole che non sono messe lì per fare tanto “film di fantascienza” come ipotizzato da altra persona, intelligente e colta come il farmacista,  che criticava una tipa in coda al supermercato che ne indossava una, e pure compatendola perché “non sa la poverina che i virus si accumulano negli anfratti”. Tali valvole sono appunto dotate di appositi filtri i cui micropori impediscono il passaggio dei virus.

Delle due l’una: o la libertà di espressione, o lo sdoganamento dell’imbecillità.

Lucia Vignolo


sabato 18 aprile 2020

Caro diario,
ormai la teoria di Mezzacapa è diventata realtà con tutto il gioco che ne consegue. 
Ma che teoria è ti starai domandando? 
È quella enunciata in un classico della storia della cinematografia italiana noto a tutti: "Totò, Peppino e la malafemmina". 

La scena è nota: Totò, Peppino e famiglia sbarcano a Milano vestiti come cosacchi, Peppino si lamenta del caldo e Totò lo rimprovera dicendo che Mezzacapa (Il milanese) ha detto che a Milano fa freddo perché c'è la nebbia. 
Peppino protesta dicendo di non vederla questa nebbia. 
Totò rincara la dose dandogli dell'ignorante,  con la nebbia non si vede, "la nebbia c'è ma non si vede".

Ma tutto ciò cosa ha a che fare con il Covid-19, dirai tu? Semplice: il teorema della nebbia è stato applicato al virus.
I dati, non si sa quali nè da chi analizzati, dicono che i positivi asintomatici siano numerosi come le legioni infernali, pronti a scatenare il contagio al segnale di Belzebù. 

Quindi il virus c'è, ma non si vede, i sintomi sono celati come tanti Alien negli ignari ospiti.
Il terrore e gettato: l'untore può essere chiunque. 

Conseguenze pronte e paradossali: la segregazione con pannelli nei luoghi pubblici; anche la compagna, il familiare, l'amico, in pubblico sarà distanziato e isolato.
La logica vorrebbe che per evitare il contagio si preferisca luogo di poco assembramento; invece no. Perché costoro non potranno permettersi il distanziamento.

Il futuro è chiaro.
I luoghi pubblici saranno solo quelli enormi con protezioni ed ampi spazi che solo le grandi catene potranno permettersi. 
E i piccoli? Dovranno chiudere, ma non prima di aver provato ad aprire eroicamente, essersi indebitati, e quindi essere costretti a vendere la propria attività per un piatto di lenticchie  con la speranza di essere poi assunti da una grande catena per un piatto di ceci.
Qualsiasi obiezione verrà meno perché il morbo c'è ma non si vede.

Straf.

giovedì 16 aprile 2020


Caro diario,
tu che mi conosci bene sai che non sono una complottista.
Sono convinta che le cose accadano seguendo le leggi del Caso e del Caos.

Ma sappiamo tutti che ciò che accade è sempre oggetto di manipolazione di chi ha interesse a girarsi le cose a suo vantaggio. 
I “furbi” (chiamiamoli così) riescono sempre a cavalcare l’onda che sommergerà i più deboli e i più sprovveduti, e porterà l’acqua alla gola di chi, per quanto non sprovveduto, non abbia i mezzi per salvarsi.

Leggevo oggi una intervista a Francesco Benozzo, intellettuale in odore di Premio Nobel, il quale esprime le sue riserve sulla gestione di questa pandemia, e persino sull’attribuzione della dignità di pandemia a questo contagio. 
Inutile dire che il Prof. Benozzo si esprime grazie a canali indipendenti, essendo evidentemente troppo “eversivo” per il mainstream…

Nella sua intervista il professore ricorda il decalogo individuato da Noam Chomsky per descrivere i metodi di manipolazione delle masse, e li adatta alla situazione attuale.

  1. strategia della distrazione;
  2. creare problemi e poi offrire le soluzioni (sono già tutti in fremente attesa del fantomatico vaccino);
  3. strategia della gradualità crescente e dell’impennata (le limitazioni graduali e poi sempre più stringenti);
  4. strategia del differire (presentando una soluzione come “dolorosa e inevitabile”);
  5. usare l’aspetto emotivo più che l’argomentazione (immagini apocalittiche, bollettini di guerra);
  6. mantenere gli interlocutori nell’ignoranza e nella mediocrità (il virologo non si può mettere in discussione, noi non siamo in grado);
  7. stimolare i cittadini ad essere compiacenti con la mediocrità (flash mob e altre manifestazioni di massa);
  8. Rivolgersi ai cittadini come a dei bambini (le parole del Governatore della Lombardia: “Se non lo capite con le buone domani ve lo faremo capire con le cattive”);
  9. insinuare il senso di colpa (siamo tutti potenziali contaminatori e untori, siamo tutti colpevoli, siamo messi gli uni contro gli altri per via di questa vergognosa colpevolizzazione);
  10. conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano.


Direi che non c’è niente da aggiungere, solo da riflettere. Siamo in trappola.

Lucia Vignolo
Caro diario,
sono sempre più in ansia  per il virus.
No, non per quello del Covid… per quello più  dannoso dell’imbecillità.

Non saprei come altrimenti definire se non imbecille la “pensata” di un’azienda che propone le gabbie di plexiglass per la spiaggia.  

E’ chiaro che non verranno adottate, e già le opportune associazioni hanno preso le distanze da questa idiozia, ciò nondimeno non posso che rimanere basita per il solo fatto che qualcuno abbia potuto partorire un’idea simile.
Sorge spontanea infatti una domanda: non è che stiamo perdendo il senso delle cose?

Già le spiagge del litorale adriatico, con quelle file compatte di ombrelloni e sdraio, fazzoletti di sabbia come celle senza pareti, delimitate solo dallo sgomitare del vicino, hanno snaturato completamente il significato dell’andare al mare.
Andare al mare dovrebbe essere godersi lo spazio, la libertà, il contatto con la natura lontano dalla folla, il poter tirare un calcio al pallone o urlare nel vento la propria gioia di vivere e di essere baciati dal sole. Andare al mare è diventato invece passare dal condominio della città a quello della riviera.

Viste dall’alto le spiagge estive sono un mostruoso carnaio vociante e sudaticcio, e non capisco come si possa spendere denaro e sopportare lunghe code e trafile per trovare parcheggio per il perverso gusto di tuffarsi nel rumore, nel caldo torrido e negli odori misti di doposole e mortadella.

Da anni frequento le spiagge solo fuori stagione, e non importa se l’acqua è fredda, e se il sole lo prendo vestita. Tanto l’abbronzatura integrale per me non è un obiettivo; a maggior ragione in quanto gli UV in eccesso sono notoriamente cancerogeni e inoltre invecchiano la pelle perché disorganizzano le molecole proteiche di collageno e di elastina.

E a questo proposito, e tornando alle gabbie, gli UV disorganizzano anche le proteine dei virus, anche del Corona.  Vorrei ricordare che gli UV vengono largamente usati in ambito clinico per…. sterilizzare, ed esempio il materiale chirurgico. 
Magari diciamoglielo ai politici, così prenderanno, forse, decisioni più sensate.

Lucia Vignolo

mercoledì 15 aprile 2020

Caro diario,
"andrà tutto bene"?

Sono stufo di vedere questa frase scritta ovunque mentre il paese sprofonda nella malora.

Ho pertanto deciso di andare alla fonte e di leggere qualcosa di Julian di Norwich (1342 /1416) autrice della suddetta frase. Ho letto quindi un paio delle sue Shewings (rivelazioni). Il vantaggio di avere una biblioteca personale ben fornita!

Beh, ho capito che non andrà tutto bene. 
No, Giuliana non si è sbagliata, ci stiamo sbagliando noi.
È vero che Gesù rivela alla mistica che andrà tutto bene ma in questa rivelazione non c'è nulla di ingenuo. 

La mistica ci descrive come noi dobbiamo comportarci. 
È necessaria una purificazione intensa dei nostri peccati per vedere il volto di Cristo. Bellissima la sua descrizione del volto sul manto della Veronica. 
Orazione intensa, contemplazione, contrizione e pentimento. Amore verso Dio e i fratelli. Amore e perseveranza sino all'estremo.

Si, alla fine andrà tutto bene ma ci dobbiamo fare un mazzo tanto.

Straf.

lunedì 13 aprile 2020

Caro diario, 
eccomi di nuovo qui in questo giorno di Pasquetta, l'unico lunedì che sembra domenica. 
Ma ormai gran parte dei giorni scorrono uguali. 
Cerco di farli passare unendo dei contrasti: leggo i sermoni di Antonio da Padova e vedo i video di Nathalie Cardone Hasta Siempre.

E scopro che i contrasti sono solo apparenti. Entrambi sono carichi di energia. Entrambi sono carichi di una profonda allergia verso ogni forma d'ingiustizia e di imbecillità. 

La reclusione forzata ci rende facile bersaglio di varie imbecillità che circolano sui vari media.
Sembra ormai evidente che la maggior parte diegli italiani non sia mai entrata in quelli strani edifici dove c'è del personale (con una paga che in Europa è una delle più basse) che prova a spiegare delle cose. E chi ci è entrato, sembra evidente che nell'ora di scienze forse sfogliava riviste porno o di moda.

Non c'è altro motivo per spiegare il volume di fesserie in ambito scientifico elementare.

Un altro volume di fuoco viene dalle repliche televisive, spietate come un antico demone sumero da film horror di serie C. 
È incredibile come la Rai, che ha più personale di un corpo d'armata e a cui versiamo una gabella dentro la bolletta della luce, non riesca a inventarsi qualcosa. 
Invece di replicare programmi già di per sé scadenti, perché non dà carta bianca ad attori, registri, autorità, cantanti e soprattutto comici bloccati in casa, affinchè possano inviare letture, monologhi e altre performance?
Non ci vuole un genio per realizzare cose.

Ciao, Straf.

venerdì 10 aprile 2020

FRANCESCO E IL CORONA-VIRUS


Come tutti, Francesco si trovò agli arresti domiciliari per evitare il contagio del Corona-virus e devo dire che non la prese tanto bene, lui che in casa ce lo dovevi tenere giusto agli arresti, ma comunque come tutti si adeguò.

Una delle poche possibilità per mettere il becco fuori dal nido era quella di poter fare la spesa, e un mattino decise di andare, uno perché il frigo era vuoto, anzi totalmente vuoto, e due per prendere un po’ d’aria.

Francesco era un tantino ipocondriaco e questo non era un dettaglio da poco quindi decise di fare sul serio; si vestì di tutto punto, ma quando fu il momento d’indossare la mascherina d’ordinanza constatò con terrore che ne era sprovvisto. Decise di rimediare e devo dire in maniera maldestra: scalda collo, anzi due, una maschera da sub, guanti monouso con sotto un paio di guanti da saldatore, cappotto lungo con sotto una mantella a tenuta impermeabile da scooter, stivali, e mezzo litro di gel disinfettante.

Uscito di casa incontrò il primo problema: la sua abitazione è nei vicoli e nel primo tratto fece uno slalom (speciale, per gli intenditori) fra la gente calcolando il tempo d’incontro per così rispettare la distanza di sicurezza; dopo 5 minuti era già in un bagno di sudore e stressatissimo.

Poco più avanti la strada si allargava e lì erano i primi negozi; decise di iniziare dalla farmacia, entrò e fu subito cacciato perché la maschera da sub era appannata e non aveva letto le regole di turnazione, cioè non più di tre alla volta. Quando fu il suo turno tiro fuori una lista di farmaci da fare invidia a una spedizione in una zona malarica: 20 siringhe, 10 confezioni di cerotti di tutti i tipi, 20 scatole di tachipirina 1000, un litro di sciroppo per la tosse; chiese anche le mascherine e non volle sentir ragione quando gli dissero che non ne avevano e iniziò una lite furibonda, placata da una guardia giurata che era nei paraggi.

Comprò altre cose inutili come cerotti e garze ma che però lo rassicuravano.

Uscì e si mise in coda per il supermercato, aspetto un quarto di ora poi si rese conto che la coda era quella del tabacchino. Beccò quella giusta e dopo un’ora abbondante fu il suo turno, riempì il carrello con le cose più assurde, non ultime lucido da scarpe (mai lucidate), una vecchia confezione di brillantina (Francesco è pelato), due mocio vileda con relativo secchio (a casa ne aveva già due), due grosse candele (non si sa mai) e un sacco di croccantini per cani (non ha animali); tutto della serie non si sa mai… e per finire una bottiglia di grappa che una certa pertinenza poteva averla, dicono che ammazza i microbi.

Alla cassa la sua spesa oltre che ingombrante era costosissima, duecento euro; con una miriade di sacchetti si avviò verso l’edicola e prese tutti i quotidiani, sportivi e no, e un sacco di riviste tra cui l’uncinetto vicino al camino, di improbabile utilizzo.

Si mise in marcia verso casa e sembrava uno sherpa con meta la cima dell’Everest; a metà strada incontrò una pattuglia della comunale e gli chiesero dove abitava, e porca paletta aveva dimenticato i documenti. Dopo un’estenuante trattativa fu rilasciato e pagò la libertà con i mocio vileda e 5 confezioni di tachipirina.

Entrò in casa distrutto e impiegò mezza mattinata per sistemare tutta la roba che aveva comprato e decise che la spesa la prossima volta se la faceva fare dalla protezione civile.


Francesco Pulcini

giovedì 9 aprile 2020

Caro diario,
stavo pensando a quel proverbio che recita “l’unica cosa certa è la morte”.  
Che poi sembra una banalità ma non lo è. Sembra quasi che noi umani non lo teniamo presente, questo assioma, e specie da quando la scienza e la pratica medica messe assieme hanno reso possibile venire a patti con la malattia, ci comportiamo come se la morte fosse semplicemente una estrema ratio riservata a quei casi impossibili dove Big Farma ancora non arriva.

Sembra impossibile che uno possa morire quando non è previsto, quando non è stato dichiarato malato terminale o  quando non si è volontariamente suicidato.  
I medici, specie gli ospedalieri, collezionano decine di denunce da parte di pazienti che credono di essere stati danneggiati dall’imperizia del clinico cui si erano affidati, o da congiunti che non si rassegnano alla perdita del proprio caro e devono per forza scaricare la responsabilità della dipartita a un qualche errore sanitario.
Intendiamoci, non intendo dire che non ci siano responsabilità dietro molti casi infausti, purtroppo ci sono eccome, ma è certo che molte recriminazioni sono improprie e dipendono appunto da un rifiuto della morte del tutto irrazionale. 

Adesso questo mostriciattolo parassita il cui nome sembra quello di un supereroe dei cartoni animati ci ha ricordato che la morte è qualcosa che ancora non abbiamo addomesticato; essa possiede un numero smisurato di tentacoli e non sappiamo mai quale userà per ghermirci quando meno ce lo aspettiamo. Può crollare un ponte, o un virus può attuare uno spillover, e noi siamo fregati.

E’ certo che madama Morte a volte ha la strada spianata e gliela abbiamo spianata proprio noi. Questa pandemia era preannunciata dagli epidemiologi già da anni, come il crollo del Morandi lo era dagli ingegneri. 
Ma la parola degli scienziati vale come il due di picche. Li chiamiamo solo quando siamo nella m… fino al collo, con la pretesa che abbiano in tasca la soluzione al problema.  
E con l’arroganza di pensare che se a Wuhan c’è un laboratorio dove si facevano già da un po’ esperimenti sui Corona virus, tali esperimenti erano mirati a costruire armi biologiche, non a studiare questi parassiti subdoli e pericolosi, candidati ottimali per le pandemie.  
Salvo poi aspettarsi che in poche settimane i biologi molecolari tirino fuori dal cappello un vaccino che ci metta in salvo e ci consenta di tornare ad una vita normale.

E che dire poi di quella disciplina sconosciuta ai più, chiamata statistica?  Io ho sempre la chiara impressione che moltissima gente creda che la statistica sia trasformare i numeri in percentuali: sono morte X persone, gli abitanti sono Y, quindi sono morti il n% degli abitanti.
La statistica è una disciplina complessa e affascinante, che rende ragione del fatto che la matematica serve davvero a qualcosa. Ma è una disciplina complessa e insidiosa, che richiede molta competenza e intuizione.  E’ però utilissima per comprendere meglio la realtà, e non cadere vittime di quel canto delle sirene che sono le bufale o fake news.
Oltre alle parole servono i numeri, e la capacità di leggerli.

Ora per esempio, questo Covid e i suoi numeri maledetti mi hanno fatto fare qualche brutto pensiero.
Per esempio questo:

·    Nell’anno 2018 in Italia ogni giorno sono morte 9 persone, e 665 sono rimaste ferite (ripeto ogni giorno) a causa degli incidenti stradali.   Per la precisione le vittime sono state 3334 nell’intero anno. Come quelli che sono morti in Cina per il Covid.  
Inoltre:
a.                Sulle strade extraurbane un morto ogni tre è un pedone o un ciclista o un motociclista.
b.               Sulle strade urbane un gran numero di vittime sono pedoni (612 nel 2018).


Le principali cause di incidente stradale sono:
  • alta velocità
  • guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto degli stupefacenti
  • uso di cellulare o tablet alla guida
  • mancato rispetto della precedenza
  • sonnolenza 
Chiaro che agire su queste cause con una rieducazione degli autisti e una severità dei controlli porterebbe una ben significativa riduzione degli eventi traumatici. 

Una campagna educativa ben organizzata, ripetuta quanto lo “state a casa”, con utilizzo di video, spot, vignette, testimonials, eccetera, potrebbe ridurre molto questo triste fenomeno, salvando vite umane spesso giovani, ed evitando un cospicuo numero di interventi di pronto soccorso, di sala operatoria, di riabilitazione, e compagnia cantando, con un notevole risparmio di denaro e di risorse umane.
Con un investimento modesto si realizzerebbe un risparmio enorme di sofferenza e di denaro pubblico e privato.

E ancora:

·    In Italia ci sono al momento 4 milioni circa di diabetici. Il diabete uccide più del cancro ed è considerata oggi una vera e propria pandemia urbana.
Nel 2018 tra i diabetici si sono registrati 75.000 infarti, 50.000 ictus, 10.000 amputazioni, 50.000 casi di problemi alla vista, 2000 dializzati.
Per curare un paziente diabetico l’Italia spende in media ogni anno 2900 euro, contro i 1300 che rappresentano la spesa media.
La maggior parte dei casi di diabete sono di tipo II, e quindi dovuti allo scorretto stile di vita e soprattutto ad errori alimentari grossolani.
I diabetici di tipo II in Europa sono pressappoco raddoppiati negli ultimi 10 anni.

Malgrado l’enorme costo umano ed economico di questa patologia, non vedo campagne pressanti e ricorrenti e intelligenti per ridurne i casi.
Eppure una corretta educazione allo stile di vita sano, soprattutto in ambito alimentare, potrebbe portare ad una riduzione enorme della malattia.  

Non solo il diabete uccide, e uccide anche anziani non tanto anziani, ma rende molto complicata la vita delle persone, affliggendole con una serie di co-morbilità che appunto sono innescate dal diabete stesso e rendono un calvario la vita di molti anziani e dei loro familiari che li devono supportare.

Abbiamo accettato di tapparci in casa per paura di ammalarci di Covid, che è molto meno pericoloso del diabete.
Se con lo stesso impegno con il quale oggi si combatte il Covid 19 si fosse provato a combattere il diabete, oggi il diabete tipo II sarebbe quasi scomparso.

Il virus ha evidenziato i limiti della nostra sanità, seppur tra le migliori al mondo. Uno dei limiti è la corruzione, un altro lo spreco, poi l’inadeguatezza dei fondi economici, che però riducendo i primi due problemi sarebbero meno inadeguati, e un altro, il grande assente, è la mancanza di focus sulla PREVENZIONE.

Manca totalmente l’investimento sulla prevenzione.
Eppure abbiamo ottimi clinici e scienziati, e anche il personale paramedico ha dimostrato grande professionalità unita a grande senso di responsabilità e umanità. Manca solo una task force di “preventori”… coloro che gestiscono la prevenzione.
La prevenzione costa molto poco rispetto all’enorme risparmio che produce. E quel risparmio consentirebbe di migliorare di molto le prestazioni sanitarie per il più ridotto numero di ammalati che resterebbero.

E pensare che noi italiani saremmo avvantaggiati, dato che il nostro stile di vita non è certo dei peggiori.
Potremmo organizzare periodicamente un flashmob: affacciarsi alle finestre e ai balconi e gridare in coro “prevenzioneeeeee!!!”.
Con la speranza che il ministro Speranza ci ascolti.

Lucia Vignolo

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Caro diario,  ovunque si va sembra di entrare in fortezze pronte a sostenere attacchi con lanciagranate. Bisogna fare percorsi obbl...