Caro diario,
stavo pensando a quel proverbio che recita “l’unica cosa certa è la morte”.
Che poi sembra una banalità ma non lo è. Sembra quasi che noi umani non lo teniamo presente, questo assioma, e specie da quando la scienza e la pratica medica messe assieme hanno reso possibile venire a patti con la malattia, ci comportiamo come se la morte fosse semplicemente una estrema ratio riservata a quei casi impossibili dove Big Farma ancora non arriva.
Sembra impossibile che uno possa morire quando non è previsto, quando non è stato dichiarato malato terminale o quando non si è volontariamente suicidato.
I medici, specie gli ospedalieri, collezionano decine di denunce da parte di pazienti che credono di essere stati danneggiati dall’imperizia del clinico cui si erano affidati, o da congiunti che non si rassegnano alla perdita del proprio caro e devono per forza scaricare la responsabilità della dipartita a un qualche errore sanitario.
Intendiamoci, non intendo dire che non ci siano responsabilità dietro molti casi infausti, purtroppo ci sono eccome, ma è certo che molte recriminazioni sono improprie e dipendono appunto da un rifiuto della morte del tutto irrazionale.
Adesso questo mostriciattolo parassita il cui nome sembra quello di un supereroe dei cartoni animati ci ha ricordato che la morte è qualcosa che ancora non abbiamo addomesticato; essa possiede un numero smisurato di tentacoli e non sappiamo mai quale userà per ghermirci quando meno ce lo aspettiamo. Può crollare un ponte, o un virus può attuare uno spillover, e noi siamo fregati.
E’ certo che madama Morte a volte ha la strada spianata e gliela abbiamo spianata proprio noi. Questa pandemia era preannunciata dagli epidemiologi già da anni, come il crollo del Morandi lo era dagli ingegneri.
Ma la parola degli scienziati vale come il due di picche. Li chiamiamo solo quando siamo nella m… fino al collo, con la pretesa che abbiano in tasca la soluzione al problema.
E con l’arroganza di pensare che se a Wuhan c’è un laboratorio dove si facevano già da un po’ esperimenti sui Corona virus, tali esperimenti erano mirati a costruire armi biologiche, non a studiare questi parassiti subdoli e pericolosi, candidati ottimali per le pandemie.
Salvo poi aspettarsi che in poche settimane i biologi molecolari tirino fuori dal cappello un vaccino che ci metta in salvo e ci consenta di tornare ad una vita normale.
E che dire poi di quella disciplina sconosciuta ai più, chiamata statistica? Io ho sempre la chiara impressione che moltissima gente creda che la statistica sia trasformare i numeri in percentuali: sono morte X persone, gli abitanti sono Y, quindi sono morti il n% degli abitanti.
La statistica è una disciplina complessa e affascinante, che rende ragione del fatto che la matematica serve davvero a qualcosa. Ma è una disciplina complessa e insidiosa, che richiede molta competenza e intuizione. E’ però utilissima per comprendere meglio la realtà, e non cadere vittime di quel canto delle sirene che sono le bufale o fake news.
Oltre alle parole servono i numeri, e la capacità di leggerli.
Ora per esempio, questo Covid e i suoi numeri maledetti mi hanno fatto fare qualche brutto pensiero.
Per esempio questo:
· Nell’anno 2018 in Italia ogni giorno sono morte 9 persone, e 665 sono rimaste ferite (ripeto ogni giorno) a causa degli incidenti stradali. Per la precisione le vittime sono state 3334 nell’intero anno. Come quelli che sono morti in Cina per il Covid.
Inoltre:
a. Sulle strade extraurbane un morto ogni tre è un pedone o un ciclista o un motociclista.
b. Sulle strade urbane un gran numero di vittime sono pedoni (612 nel 2018).
Le principali cause di incidente stradale sono:
- alta velocità
- guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto degli stupefacenti
- uso di cellulare o tablet alla guida
- mancato rispetto della precedenza
- sonnolenza
Chiaro che agire su queste cause con una rieducazione degli autisti e una severità dei controlli porterebbe una ben significativa riduzione degli eventi traumatici.
Una campagna educativa ben organizzata, ripetuta quanto lo “state a casa”, con utilizzo di video, spot, vignette, testimonials, eccetera, potrebbe ridurre molto questo triste fenomeno, salvando vite umane spesso giovani, ed evitando un cospicuo numero di interventi di pronto soccorso, di sala operatoria, di riabilitazione, e compagnia cantando, con un notevole risparmio di denaro e di risorse umane.
Con un investimento modesto si realizzerebbe un risparmio enorme di sofferenza e di denaro pubblico e privato.
E ancora:
· In Italia ci sono al momento 4 milioni circa di diabetici. Il diabete uccide più del cancro ed è considerata oggi una vera e propria pandemia urbana.
Nel 2018 tra i diabetici si sono registrati 75.000 infarti, 50.000 ictus, 10.000 amputazioni, 50.000 casi di problemi alla vista, 2000 dializzati.
Per curare un paziente diabetico l’Italia spende in media ogni anno 2900 euro, contro i 1300 che rappresentano la spesa media.
La maggior parte dei casi di diabete sono di tipo II, e quindi dovuti allo scorretto stile di vita e soprattutto ad errori alimentari grossolani.
I diabetici di tipo II in Europa sono pressappoco raddoppiati negli ultimi 10 anni.
Malgrado l’enorme costo umano ed economico di questa patologia, non vedo campagne pressanti e ricorrenti e intelligenti per ridurne i casi.
Eppure una corretta educazione allo stile di vita sano, soprattutto in ambito alimentare, potrebbe portare ad una riduzione enorme della malattia.
Non solo il diabete uccide, e uccide anche anziani non tanto anziani, ma rende molto complicata la vita delle persone, affliggendole con una serie di co-morbilità che appunto sono innescate dal diabete stesso e rendono un calvario la vita di molti anziani e dei loro familiari che li devono supportare.
Abbiamo accettato di tapparci in casa per paura di ammalarci di Covid, che è molto meno pericoloso del diabete.
Se con lo stesso impegno con il quale oggi si combatte il Covid 19 si fosse provato a combattere il diabete, oggi il diabete tipo II sarebbe quasi scomparso.
Il virus ha evidenziato i limiti della nostra sanità, seppur tra le migliori al mondo. Uno dei limiti è la corruzione, un altro lo spreco, poi l’inadeguatezza dei fondi economici, che però riducendo i primi due problemi sarebbero meno inadeguati, e un altro, il grande assente, è la mancanza di focus sulla PREVENZIONE.
Manca totalmente l’investimento sulla prevenzione.
Eppure abbiamo ottimi clinici e scienziati, e anche il personale paramedico ha dimostrato grande professionalità unita a grande senso di responsabilità e umanità. Manca solo una task force di “preventori”… coloro che gestiscono la prevenzione.
La prevenzione costa molto poco rispetto all’enorme risparmio che produce. E quel risparmio consentirebbe di migliorare di molto le prestazioni sanitarie per il più ridotto numero di ammalati che resterebbero.
E pensare che noi italiani saremmo avvantaggiati, dato che il nostro stile di vita non è certo dei peggiori.
Potremmo organizzare periodicamente un flashmob: affacciarsi alle finestre e ai balconi e gridare in coro “prevenzioneeeeee!!!”.
Con la speranza che il ministro Speranza ci ascolti.
Lucia Vignolo